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Messi alla Porta

di Pier Mauro Marras

Non voglio nascondermi dietro a nessuna scusa o insolita definizione, per cui ammetterò subito che martedì 22 settembre 2015 abbiamo assistito ad un massacro mediatico della nostra scelta di vita. Quando scrivo e dico vita, chi condivide la scelta vegan sa benissimo che non intendo solo la mia o la nostra, bensì quella degli sventurati animali. Gli altri animali, quelli classificati di serie B (direi anche C) quando si tratta della loro vita e del loro benessere, di serie A quando si tratta delle parti del loro corpo smembrato, volgarmente denominato carne per allontanare le persone dalla percezione del sangue e della sofferenza che esso contiene e di conseguenza causa.

Ebbene si, sono indignato per quanto avvenuto. L’unico lato positivo è quello che a tanti vegan come me ha rafforzato l’idea di aver intrapreso la strada giusta, accrescendo la nostra voglia di combattere contro la spregiudicatezza e la mistificazione messa in atto da gente come Bruno Vespa e Giorgio Calabrese. Che volenti o nolenti difendono le lobby del massacro. E’ ora di dire basta, basta con il buonismo, basta con il salutismo a tutti i costi, basta con la moda, basta con il confondere la scelta vegan con l’alimentazione a base vegetale che sono in parte la stessa cosa ma non sempre e non proprio.

Nello studio di televisivo Porta a Porta non c’era nessuno che stesse veramente dalla parte degli animali, o che lo abbia pienamente dimostrato, nessuno che parlasse per loro. Qualche parola da Tullio Solenghi, che però agli occhi dei tanti sarà sembrato un pochino esaltato, mentre ai miei è apparso come uno che ha fatto da poco questa scelta e stando anche a sue recenti dichiarazioni non è vegan ma vegetariano, per cui molto discutibile. Da ammirare senza ombra di dubbio, ma che involontariamente ed in buona fede, riferito a ciò che mangia, ha citato solo seitan, tofu e muscolo di grano. Cose buonissime e sane, ma che nutrono troppo la fantasia dei poco informati e riducono drasticamente gli svariati alimenti forniti dal mondo vegetale con cui si vive  bene e meglio. Si sarebbe dovuto far notare che al contrario, chi si ciba di animali condannati si condanna anch’esso ad una dieta povera e ristretta. Sempre ai soliti ingredienti principali, ossia carne terrestre o marina, latte e uova, cambiandone solo il condimento o contorno che si basa sempre e comunque sui vegetali. Si doveva andare a muso duro, o forse semplicemente più sfacciatamente e pretendere che l’argomentazione sul termine e la scelta Vegan venissero riportati sul giusto e riservato binario, che viaggia si parallelamente a quello della scelta alimentare per motivi salutistici, e talvolta si incontra, ma che entrambe le cose sono da distinguere e meritano diversi  approfondimenti e spiegazioni. Mentre ogni qual volta ci si riferiva agli animali, Vespa, da figlio di “buona” televisione, faceva spostare volutamente il tiro riducendo il tutto ad una dieta, etichettandola addirittura come moda del momento. Insomma la sagra dell’assurdo in un tripudio di inconcepibile disparità.

Ci si doveva difendere meglio e sarebbero bastate poche e buone parole per farlo. Ma forse realmente in quello studio non c’era nessuno che sposasse profondamente l’etica Vegan, a parte forse la Maugeri. Oppure se mi sbaglio, e se veramente qualcuno lo era, ed ovviamente lo è, si è presentato ed espresso male e per questo ha avuto la peggio. Lo ripeto, basta con il buonismo, loro ci trattano male sul serio e con maleducazione per cui dovremmo, non dico essere cattivi o maleducati come loro, ma controbattere con le giuste risposte, senza paura di dire tutti i perché della nostra scelta. Distinguendo bene gli argomenti e con quelli batterli sul loro fragile terreno. D'altronde sono le loro teorie che non stanno più in piedi, non la realtà dei fatti che conosciamo noi. Realtà che forse conoscono anche loro ma che si guardano bene dal raccontare e tener lontana, esattamente come i fabbricanti di morte tengono lontani i macelli dalla carne esposta al supermercato.

Sono vegan e non mangio animali morti perché sono contrario al loro orrendo massacro. La ripercussione che la mia scelta di non nutrirmi di morte ha sul mio corpo viene dopo per forza di cose, ma non per questo ha una rilevanza secondaria è pur sempre importantissima. Mentre per chi si nutre di “carne” niente è importante, ne la vita degli animali, ne l’ambiente, ne la propria e l’altrui salute e tanto meno la vita ed il futuro delle altre generazioni.

Per noi vegan, è ovvio che quella sul nostro organismo sia una ripercussione molto positiva, soprattutto se fatta nel modo giusto, d'altronde ne siamo la prova vivente, ma è pressoché inutile farlo capire e dimostrarlo additando gli altri come condannati o erranti. La maggior parte di noi ha transitato attraverso quegli ideali sbagliati, noi stessi un tempo non avremmo voluto sentirci dire di non mangiare carne, latte e uova, finché non abbiamo capito ed ora chiamiamo le cose con il loro nome, carne uguale pezzi di animali morti. Per cui, mentre si spiega il concetto dell’essere vegan non è indispensabile farlo passare come sinonimo di salvezza da tutte le malattie, soprattutto davanti ad una platea che non vuole assimilare nemmeno uno dei concetti su cui si basa. Per cui, come ho già detto, essere vegan è una cosa, seguire una dieta a base vegetale potrebbe essere simile ma è un'altra cosa.  

Sono vegan e non compro indumenti, o accessori vari, fatti con parti del corpo di animali. Non vado in giro con un pezzo di mucca, di cane, di gatto appesi al cappuccio del mio giubbotto. Non finanzio nessun tipo di ricerca che preveda la vivisezione.  

Si doveva far notare l’ipocrisia di chi va a spasso con il proprio cane ed al collo ne ha un pezzo di un altro, morto dopo essere stato scuoiato da vivo e cosciente di quanto gli accadeva. Che diamine, bastava strappare quel velo sottile che nasconde tutte queste tremende menzogne, basta eufemismi, basta mistificazioni. Queste argomentazioni per chi segue semplicemente una dieta a base vegetale non hanno la benché minima importanza. Chi lo fa per “salutismo” o ancora peggio per moda, termine su cui insisteva Vespa, non si cura del benessere animale e talvolta magari consumerà anche della carne marina o terrestre pensando che tanto non ne mangia quasi mai. Per uno vegan quel “quasi mai” non esiste proprio, chi è vegan non la mangia “mai”. Chi vede la cosa come una dieta a base vegetale, non si definisce vegan il più delle volte, infatti indossa scarpe con pelle di mucca, porta giubbotti con piume d’oca o altre pelli di animali, indossa maglie con lana animale, mangia il miele e cosi via. Sono solo persone controproducenti alla causa animale e di conseguenza torneranno ben presto all’alimentazione carnea o quanto meno a quella vegetariana che non è che vi si discosti molto in quanto a sofferenza. Quindi non esiste nemmeno definirsi vegetariani tendenzialmente vegan, come tanti usano qualificarsi, Solenghi compreso. Mi spiace cari signori, non siete vegan se ignorate la sofferenza di una mucca e un vitellino, di una pecora ed un agnellino, di una gallina e di tutti i pulcini maschi massacrati da neonati e buttati nella spazzatura. Non lo siete e non dovreste svendere la sofferenza altrui per apparire quello che non siete. La realtà è che siete latto-ovo-vegetariani tendenti ad una dieta a base vegetale e basta. Questa è la pura e semplice differenza. I coseddetti “strappi” e le scorciatoie prese per la cupidigia del cibo non fanno parte dell’etica vegan, per cui si devono usare i termini giusti. Ma torniamo alla trasmissione.

Il macellaio collegato dal suo negozio grondante sangue, inquadrato intorno a parti di animali morti, ha ucciso anche il nostro pensiero, ha sputato sentenze del tipo “Noi non sacrifichiamo nessuno!”. Neanche uno ha risposto ad una tale irrazionale affermazione. Era li che convinceva i presenti e gli ignari telespettatori che gli animali cresciuti in libertà sono sani da mangiare, se sono ben nutriti ecc. Ci mancava che aggiungesse, non soffrono sgozzandoli e scannandoli e amano immolarsi volontariamente per il nostro stomaco. Ancora non bastava ed ha aggiunto: La Chianina è sana! La Chianina è sana? La Chianina è morta, una parte in decomposizione sta li di fianco a lei, gli andava detto. La mucca che prima veniva sfruttata per il latte, ora giace morta nel suo bancone, io non finanzio l’industria della morte, non finanzio la sua attività. Non la finanzio perché uccide, non la finanzio perché inquina, non la finanzio perché non ne voglio essere complice. Dopo questo magari arrivare ad associare che non la si mangia anche perché evidenti prove scientifiche e naturali affermano che fa male al nostro corpo e che si vive molto meglio senza. Credo sia pressoché inutile approfondire il discorso salute con un personaggio del genere, perché tanto non ci darebbe mai ragione. Inoltre è impossibile nonostante i vari studi scientifici lo dimostrino, accomunare tutti gli esseri umani intesi come singoli individui in quelle prove, se pur lampanti come sappiamo, promettendo una pronta guarigione da tanti mali come cancro, cardiopatia, diabete ecc.

Spero dopo questo di non essere frainteso, sono pienamente consapevole che siano cose vere, provate, e sostengo anche Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana perché fa un grande lavoro, perché ci aiuta a crescere sani i nostri figli, fa informazione e tanto altro. Ma davanti a gente del genere, che manovra il teatrino per farlo restare dentro i soliti parametri prestabiliti, certi argomenti non reggono e sono fin troppo facili da smontare. Gente che non vuole danneggiare una lobby potente (ancora per poco) come quella dell’industria della carne (leggi della morte), non vuole ascoltare questi argomenti. In quei casi bisogna difendersi mostrando la nostra forza, non farsi intimorire arrivando a dargli quasi ragione annuendo su frasi come “gli animali ai tempi dei nostri nonni”, “gli animali cresciuti in libertà sono più sani da mangiare”, trovo che questo sia semplicemente abominevole. Se queste argomentazioni noi vegan le consideriamo e prendiamo con le pinze chi ci vuole andare contro ce le strapperà dalla bocca con le tenaglie.  

Bisogna controbattere sul discorso del latte dicendo che è pieno di antibiotici, insistere dove il perfido Calabrese tirava fuori il suo asso de “ i Nas controllano tutto”. Con Vespa che si è scandalizzato quando si è parlato di latte malsano e pieno di antibiotici, la Maugeri doveva andarci giù pesante e dire le cose come stanno. Che c’entrano i Nas se il latte è pieno di antibiotici, di pus, di sangue, che la gente si beve quotidianamente? Perché nessuno gli ha chiesto: Come mai queste sostanze sono consentite per legge in una determinata percentuale? Come mai se lui asseriva che gli animali italiani sono sani e non contengono queste sostanze, la legge invece permette che vi siano? Era notizia proprio del giorno della trasmissione che sono stati trovati, cito testualmente, “Residui di medicinali veterinari vietati (nitrofurani – metabolita e furaltadone – AMOZ)” in carne di vitello refrigerata italiana. Vogliono farci credere che nel vitello si e nella mucca no? Non credo proprio purtroppo per gli animali e per chi se ne nutre. Detto questo avrebbe dovuto spiegarci come fa lui ad asserire senza ombra di dubbio che “da noi non succede”, ma solo negli altri stati. Gli allevamenti sono uguali in tutti il mondo, luoghi dove vige terrore e morte, nient’altro. Luoghi che inquinano più di tutti i trasporti marittimi e terrestri messi insieme quindi la prima causa del surriscaldamento globale. Luoghi in cui gli animali sono costretti a vivere in spazi ristretti e si ammalano anch’essi di tumori. Tumori che non vengono esclusi dalla vostra catena alimentare che tradotto significa, mangiate anche i tumori.

E basta con questa favola degli animali cresciuti in libertà, ma si è fatto un po’ di conti di quanto terreno emerso, essenzialmente da pascolo, ci vorrebbe soltanto per gli italiani carnivori, per fare in modo che tutti consumino questi animali sani e ben nutriti come li definite? E pensando al resto del mondo, nessuno che abbia fatto il minimo accenno ai popoli che patiscono la fame e la sete, popoli a cui rubiamo l’acqua sotto forma di pascoli a causa proprio dello stile di vita onnivoro, anche della cosiddetta dieta mediterranea? Al sempre più grave problema degli oceani che sono sempre più privi di vita? Dove sono state messe tutte queste, ed altre argomentazioni? Inoltre non si è parlato di tutti i finanziamenti pubblici che prendono gli allevatori, che noi tutti paghiamo, e che senza quelli chiuderebbero i battenti oggi stesso. Smetterebbero subito di allevare perché è un’attività in perdita nutrire un animale per poi nutrirsene, proprio perché non sono macchine come vogliono farle diventare. Sono esseri che mangiano principalmente per vivere non per far vivere voi altri. 

Ci sarebbe stato molto da dire, mentre il tutto è stato ridotto ad una semplice dieta, associandola ad uno schifoso beverone made in usa. Insomma il messaggio passato è stato quello della frase di Calabrese che dopo aver detto di essere anche dietologo di una importante squadra di calcio, cosa che sta a cuore ed interessa alla maggior parte degli italiani (mica scemo lui), ha paragonato il corpo umano al motore di una macchina, ed il corpo massacrato degli animali al suo carburante. Questo è il basso livello a cui è stato ridotto il nostro stile di vita da Bruno Vespa e da un “dietologo” poco aggiornato e poco informato per via dei suoi paraocchi e paraorecchie, che si è rifiutato anche di gustare un piccolo assaggio della cucina vegan offendendo anche una signora. Spero che qualcuno si sia accorto che chi disprezza gli altri non siamo noi. Il tempo ci sta dando ragione, i nostri figli ci danno ragione e sono la dimostrazione vivente che il corpo umano non ha bisogno di filtrare gli alimenti attraverso il corpo di qualcun altro. Ed è pur vero che se abbiamo tutti quanti contro stiamo davvero cambiando le cose. Per cui messi alla porta per questa volta, ma stia tranquillo caro Vespa, rientreremo dalla finestra.

28-09-2015

Marchiati a V...egan.

di Pier Mauro Marras

Con meno sofferenza certo, ma quella dei diversi marchi vegan sembra quasi una marchiatura imposta con la forza ai poveri animali massacrati dagli esseri umani per farne cibo. Una targa, simile a quella delle auto con tanto di tassa che paghiamo noi e riscuotono i furbetti che le offrono e le vendono. Ormai da diversi anni esiste una sorta di corsa agli “armamenti” di diverse associazioni “animaliste” (?) che fanno appunto a gara per vendere il loro marchio da mettere negli alimenti, in genere preconfezionati e precotti, che i vegan dovrebbero poter mangiare.

Sarò forse una voce fuori dal coro, e come sempre di questo poco mi importa, ma questa cosa di sentirmi marchiato non mi va proprio giù. Mi sta bene il crescente interesse dedicato alla nostra alimentazione, mi sta anche bene che alcuni entrino dalla finestra anziché dalla porta, ossia che scelgano di non nutrirsi di animali per la loro salute o per l’ambiente, sperando naturalmente che un giorno capiscano che esiste un solo vero motivo, la sofferenza degli animali, che poi è quello che non ti farà tornare mai indietro. Quello che proprio non mi piace è vedere dei marchi sugli alimenti, non sopporto che una azienda scelga di farsi marchiare il prodotto, per di più pagando, per farci sapere che è vegetale e vegan. Ma scusate care aziende non basta che lo scriviate voi stesse? Se è vero quanto è vero che c’è l’obbligo di inserire in etichetta tutti gli ingredienti che compongono un prodotto, perché farci mettere sopra un marchio a pagamento? Non basterebbe leggere anche solo la scritta vegan, o alimento vegetale, o divieto sofferenza animale oppure inventatevi un logo voi, perché pagare una terza persona e gonfiare ancora di più il prezzo finale del prodotto?

Vorrei far presente che alcuni marchi italiani, sono completamente boicottati da noi animalisti, proprio perché sono creati ad arte per far soldi sulle spalle del movimento animalista-antispecista e di conseguenza sulla pelle degli animali che soffrono e continuano ad essere massacrati per il gusto del palato umano o di qualche sottospecie di “tradizione” del massacro.

Sono anni che giro per supermercati e so cosa comprare e cosa non comprare senza bisogno di un semaforo a pagamento, perché di questo si tratta, o vogliamo arrivare a mettere i marchi a pagamento anche sulla frutta e la verdura? Sinceramente mi da molto fastidio dover pagare questa tassa inutile che tra l’altro non mi da nessuna sicurezza, perché in ogni caso leggerò sempre gli ingredienti e quindi preferirò non comprare quel prodotto. Oppure dovrei entrare in un negozio solo perché vedo esposto un determinato marchio? Per poi entrarvi e rendermi conto che vende anche pezzi di cadavere? Questo è già accaduto ad altri e personalmente se dovesse capitarmi non metterei mai più piede in quel posto. Insomma vedere un marchio vegan nella porta di una macelleria solo perché vende un’insalata non mi pare il massimo della coerenza, che dite?

Quindi perché cari produttori e ristoratori non scrivete direttamente vegan voi stessi nei prodotti e nei piatti nel menù? Avete paura che non ci crediamo? Siete davvero convinti che noi animalisti o vegan siamo attratti da un marchietto, per giunta antipatico e brutto? Se poi veramente questi marchi facessero il bene degli animali i loro detentori non dovrebbero chiedere soldi in cambio. Nessun animalista si permetterebbe di chiedere dei soldi in cambio dopo aver liberato un animale dalla prigionia, magari chiederebbe un sostegno economico per  qualche associazione animalista che servirebbe per il sostentamento dell’animale, ma non altro. Non soldi per il proprio operato.

Questi signori invece si inventano manifestazioni, feste, t-shirt, mettono il marchio vegan sui libriii, ma dico scherziamo? In tutto questo e tanto altro solo a fini di lucro e tornaconto personale, per guadagnare e basta sulle spalle della sofferenza degli animali e di chi da anni si batte per la loro liberazione.

Probabilmente mi capiterà di inciampare nella cosiddetta “dissonanza cognitiva”, ossia ora ammetto che non comprerò mai tali prodotti per poi fare qualche eccezione, ma se lo farò sarà soltanto perché il mercato non offre granché soprattutto quando si viaggia o perché ho dei figli che a volte esigono qualche sfizio, ma state sicuri che per almeno il novantanove per cento dei casi eviterò di acquistare tali prodotti soprattutto se non si tratta di generi alimentari.  

D’altronde i legumi, le verdure e tutti i vegetali non hanno bisogno di alcun marchio “a vegan”, conosciamo tutti i codici, sigle e diciture da cui dobbiamo stare lontani senza aver bisogno di pagare le tasse a chi ci crede una massa di pirla. Insomma liberi di scegliere se essere marchiati o meno.

25-06-2015

Alla Terra, per gli Umani.

di Pier Mauro Marras

Buon compleanno Terra, ammesso che oggi lo sia. Qualcuno per te ha deciso che il 22 aprile ti si dovrebbe onorare, ci si dovrebbe ricordare di come ti stiamo distruggendo e consumando a ritmi sempre più veloci soltanto in questo giorno, mentre bisognerebbe farlo sempre. Purtroppo c’è chi si limita a farlo soltanto oggi e chi ancora peggio non lo fa mai.

Questo è un giorno come un altro, la gente nasce, la gente vive, la gente muore, la gente consuma, si alza, parla, mentre tu sei sempre qui che gli permetti di farlo. Lo sguardo di ognuno su te non arriva oltre la propria soglia di visione, troppi non vedono la tua immensità, il tuo splendore, danno per scontata la tua smisurata pazienza. Vedi cara Terra, la maggior parte delle persone crede in un dio invisibile che sta al di sopra di loro, una persona o forse un’entità a cui danno diverse forme, diversi volti e attribuiscono diverse storie, racconti di miracoli e miracolati. Questo loro dio invisibile, dovrebbe stare in cielo a guardare e controllare cosa fanno in ogni momento, ed ha impartito loro delle regole da seguire.  Per me non è così, non credo in niente di immaginario o invisibile, il tempo mi ha reso una persona realista e  convinta che lassù in cielo ci siano tante cose, come le nuvole, le stelle e altro inquinamento prodotto dal genere umano ma niente del genere. Al contrario dei tanti, quando cerco un supporto, un sostegno, una forza, non guardo in alto ma in basso, avanti, guardo te, guardo il tuo mare, le tue montagne e tutte le tue meraviglie. Tu sei una cosa concreta, vera, tu mi dai la vita e ti lasci attraversare da un passeggero come me e da migliaia di altri esseri viventi, umani e non umani, ed ognuno di noi in qualche modo ti consuma. Purtroppo l’organizzazione che ci siamo dati non contempla il tuo benessere ma solo il nostro. Mi impegno per causarti il meno danno e male possibile ma è davvero una impresa ardua. So che non posso passare inosservato al tuo cospetto, ho preso coscienza di questo, non posso non farti del male, la mia sola presenza per te è già un problema. Quello che faccio è provare a passare in punta di piedi per preservarti, per il bene di tutti gli esseri viventi che porti con te, a cui hai dato vita ed hai modellato nel tempo. Ho capito che dobbiamo preservare te e le tue risorse naturali e farne il miglior uso possibile e possibilmente solo per le cose indispensabili, non per quelle futili. Cerco di inquinarti il meno possibile e mi duole non poterti dire che non inquino per niente, questo è per me impossibile, chi dice o pensa il contrario mente a se stesso ed agli altri. La tua aria, il tuo suolo, il tuo ecosistema mi stanno a cuore, come mi stanno a cuore le migliaia di piante e animali che ogni giorno scompaiono per sempre per causa mia e di tutti gli esseri umani. Tutto questo ci sta portando ad un punto di non ritorno e la cosa triste è che la maggior parte della gente lo ignora, magari convinti che un qualche “dio” li possa salvare. Penseranno di poter fare tanti errori o crimini, tanto con un paio di preghiere viene tutto perdonato e si risolve tutto, purtroppo per loro non è così, tutto ciò che facciamo ci ritorna indietro con gli interessi. Talvolta mi sono messo a spiegarlo, ma il solo risultato è stato essere scambiato per matto, talvolta bugiardo, ignorante, mistificatore ma non mi arrendo. Le lobby sono molto potenti e le persone molto pigre, tutti restano chiusi nelle proprie abitudini e convinzioni, ma non li biasimo, un tempo purtroppo erano anche le mie.

Da tempo ho capito cara Terra, ho capito che se si vuole la svolta si deve essere la svolta, non possiamo pretendere che le cose cambino se non cambiamo anche noi. I grandi cambiamenti possono nascere solo dai piccoli cambiamenti e non possiamo demandare ai posteri queste importanti scelte. Dobbiamo farle noi, adesso. Una parte dei tuoi abitanti muore di fame perché la parte opposta gli ruba le risorse, gli sfrutta il suolo, l’aria e l’acqua. La ricchezza naturale viene derubata dalla ricchezza monetaria, chi ha i soldi non ha più risorse per cui sfrutta con l’inganno chi le ha. Deforestano i tuoi polmoni, che poi servono ai nostri, per fare spazio a enormi coltivazioni di vegetali, che serviranno per nutrire migliaia di animali che poi verranno uccisi per essere mangiati, ben sapendo che mangiando direttamente loro quei vegetali nessuno morirebbe più di fame e tanto meno di sete nel resto del pianeta. Per portare un chilo di carne nelle loro tavole ci vogliono oltre quindicimila litri di acqua, lo sanno cara Terra ma i soldi sono più importanti della loro vita e del preservarti. Fanno tutti finta di non imparare dai propri errori, quindi non insegnano e aiutano chi muore di fame e di sete, no di certo, preferiscono rubargli anche l’ultima goccia d’acqua per ucciderli.

Bisogna smettere di mangiare gli “altri” esseri viventi solo perché soffrono esattamente come noi, ma ho anche capito che lo sfruttamento, tortura e uccisione di queste povere creature oltre che malvagio e inutile è anche deleterio per tutti noi e per te. Condannati a morte ed ancor prima condannati a vita, strappati anni fa alla tua natura incontaminata e rinchiusi in spazi angusti in cui vengono fatti procreare di continuo per farli diventare cibo per gli esseri umani, talvolta per altri animali più animali di altri, quelli privilegiati come cani e gatti. Oltre alla libertà gli è stato tolto tutto, messo un numero al posto della loro identità, alla possibilità di una propria evoluzione gli è stata imposta una evoluzione pilotata in laboratorio, con mutazioni genetiche in favore delle mandibole e degli stomaci umani nonché delle pessime e sbagliate abitudini e “tradizioni” che abbiamo. Ormoni della crescita, muscoli pompati per farne carni tenere e bianche, che introduciamo nel nostro corpo. Morte per creare altra morte a noi stessi ed al resto del mondo in cui ricade questa orribile scelta. Sono le stesse persone che hanno figli e vorrebbero dargli un futuro, mentre continuando in questo modo non fanno altro che distruggerglielo e cancellarglielo per sempre. Molto probabilmente i nostri figli pagheranno per noi, per quelli che hanno capito e per quelli che ancora non vogliono capire che il cambiamento deve partire da loro stessi e non dalle istituzioni o da chissà chi. Non possono demandare una cosa così importante, non possono dire “non lo sapevo”, devono essere il cambiamento, non ci sono scuse, non più. Ognuno di noi può fare tanto, quando decidiamo di non comprare un determinato alimento o oggetto che causa sofferenza per il nostro benessere e per il tuo, come quando ci si nutre di animali, per noi sembra un piccolo passo ma è un grande passo per chi soffre e per chi viene sfruttato anche come te Terra. E’ un grande passo per salvarti Terra. Per una volta bisognerebbe stare dalla parte della vittima umana e non umana e mettersi nei suoi panni, provare solo a pensare di vivere senza acqua potabile, senza cibo, senza un riparo, senza alberi, senza libertà oppure con il terrore di essere ucciso, strappato dal tuo ambiente. Un pesce che viene strappato dal suo habitat marino così come accade da sempre, così come stiamo svuotando i tuoi oceani, anch’essi ormai al collasso, porteranno al collasso anche noi.

Niente di tutto questo Terra, ognuno di loro è convinto che ci penserà qualcun altro, demandano e demandano e se ne fregano. E’ assurdo che al giorno d’oggi che conosciamo i motivi per cui accadono tante catastrofi causate dai cambiamenti climatici per colpa della nostra presenza, tanti si ostinino a chiudere gli occhi e fregarsene. E’ sicuro che ci stiamo portando da soli verso l’estinzione e tu come sempre starai li a traghettarci e vederci svanire lentamente sopra le tue morbide distese erbose in cui ci hai fatto nascere, passare e vivere. In quegli stessi luoghi magari ricomincerà tutto da capo e tu sarai ancora li a splendere e adombrarti al sole, più maestosa e forte che mai. I miei auguri voglio che valgano per ogni giorno che passa e che passo su te, le mie parole di certo non serviranno a molto, anche perché sono cosciente del fatto che ce ne vorrebbero altre centinaia di migliaia per raccontare come vieni violentemente stuprata ogni giorno dal nostro genere, quello umano. Sono consapevole del fatto che tu non potrai leggerle mai, ma spero almeno che le leggano i miei simili e inizino a comprendere, ad informarsi,  prendere coscienza che la soluzione al problema siamo tutti noi e cerchino la forza di cambiare, di combattere per un futuro. Un futuro che non possiamo scegliere se migliore o peggiore ma solo un semplice futuro, quello basta. Se vogliamo possiamo tenerlo nelle nostre mani basta solo stringerle un po’ di più, magari anche gli uni con gli altri. Auguri.  

22-04-2015

Su Guttiau – La ricetta della nonna? Si con Olio di Palma.

Da sempre quando si parla di prodotti della Sardegna si è convinti che si tratti di prodotti genuini. Ci siamo trovati recentemente ad acquistare le sfogliatine di Grano al gusto cipolla prodotte qui in Sardegna dall’azienda Su Guttiau. Ci siamo resi conto che l’etichetta è ingannevole, spieghiamo meglio. Altre volte ci era capitato di acquistare quelle gusto classico, in cui pare non sia presente olio di palma neppure con la nuova etichetta, ma quest’ultima volta si tratta di quelle con gusto cipolla. Dando uno  sguardo agli ingredienti tutto pare andare bene, invece con un controllo più attento ecco trovare l’amara sorpresa. Nella parte bassa della confezione c’è una etichetta adesiva in cui si precisa che è presente olio di palma bifrazionato (ossia raffinato). Naturalmente questa etichetta è stata aggiunta per adeguarsi alla norma entrata in vigore dal dicembre 2014, che obbliga le aziende alimentari a scrivere esattamente quale olio vegetale contiene il prodotto. Quindi ormai è illegale la dicitura spesso usata anche da altre aziende sarde, come Crocchias, “Oli Vegetali”. Fin qui sembrerebbe tutto normale, prima potevano non indicarlo ed ora lo hanno aggiunto, di conseguenza la colpa è di chi si fida troppo e convinto di conoscere il prodotto perché lo ha già acquistato in precedenza non ha letto bene l’etichetta, invece no! Nella maniera più assoluta. Qui si tratta di inganno vero e proprio, perché se avete notato dalla foto, nella parte alta della confezione, di fianco al marchio Made in Sardinia, c’è un marchio giallo con disegnato un fiore di girasole e la scritta sotto in calce “Solo olio di girasole”.

Questo marchio è sempre stato presente in tutte le confezioni, per cui quando c’è quello, chi ha deciso di evitare l’olio di palma, perché deleterio per la salute, deleterio per l’ambiente, deleterio per gli animali che vengono scacciati e uccisi per far spazio alle coltivazioni di palme, crede di stare tranquillo, ma a quanto pare non è cosi. Vi sembra normale? Lo sarà pure per molti, ma per noi non lo è per niente. Non abbiamo gradito questo raggiro. Nel caso delle patatine Crocchias infatti era indicato “Oli vegetali” per cui ognuno è libero di fidarsi o meno, ma in questo caso se uno vede un simbolo con su scritto “Solo olio di girasole” viene preso letteralmente per i fondelli. Tra l’altro in questa etichetta adesiva che è stata aggiunta, non sono state riportate le quantità  percentuali dei due oli presenti, per cui potrebbe esserci il 24% di olio di palma e lo 0,8 di olio di girasole. A questo punto a voi la scelta se consumare o meno il prodotto, per quanto ci riguarda dopo aver raccontato come stanno i fatti chiederemo delucidazioni all’azienda ed eventualmente vi comunicheremo la loro risposta in merito, se vorrete farlo anche voi basta collegarsi nella sezione contatti del loro sito www.guttiau.it dove nella homepage campeggia il motto “La ricetta è sempre la stessa: quella della nonna”, certo, come no, povera nonna.   

Parco Macelleria

di Pier Mauro Marras

“Prosciutti, salami e salsicce, pancetta (magra), tocchi di carne di cinghiale e forse anche di daino da spadellare a piacere. Con il valore aggiunto del marchio del Parco regionale di Porto Conte. No, non è un sogno di chef e buongustai ma più semplicemente il piano di contenimento della fauna selvatica, varato dal Parco di Porto Conte che ha ottenuto il via libera dall’assessorato regionale alla Sanità.”

Spero mi scuserete se vi propino parti di un articolo preso a piene mani da La Nuova Sardegna. Il tempo di riprendere fiato e dopo aver contato fino a dieci cercherò di non essere volgare, lo giuro ci proverò, anche se sarà impresa difficile. Non basta parlare di pezzi di cadavere di animali innocenti per di più facenti parte di un parco, dove dovrebbero essere tutelati e protetti, l’esaltazione macabra di questo giornalista lo spinge addirittura ad usare  espressioni come “valore aggiunto”. Certo che si, il valore aggiunto è quello di mangiare animali di una fauna protetta e tutelata, tra l’altro con gli stessi soldi dei cittadini che poi dovrebbero pagare per tenere in piedi questa brillante idea e un parco macelleria. Una fauna, dicevo, di cui non si riesce a contenere la popolazione proprio a causa dei piani di contenimento, che altro non sono che dei via libera a massacri di povere creature indifese, che sono in sovrannumero proprio per colpa delle uccisioni. E’ provato scientificamente ma anche realmente che quando una popolazione di cinghiali è lasciata a vivere in un determinato parco, o area a loro destinata, il loro numero si autoregolamenta da solo. Chiaro e lampante come sempre, la natura ha pensato a tutto ma l’uomo ci deve mettere sempre la zampaccia per rovinare tutto l’ecosistema, ahimè preconfezionato. Preconfezionato perché se questi animali sono confinati in parchi la colpa è sempre nostra, che le abbiamo rubato il loro territorio con l’urbanizzazione e le varie recinzioni in aree agricole. Non hanno scelta, li confiniamo in aree protette e ci arroghiamo il potere di poterli massacrare quando ci disturbano, definirci cancro del pianeta ormai è quasi ridicolo, non esiste più un modo civile per definire gli esseri umani, forse ne esiste qualcuno utilizzando qualche volgarità, ma come ho detto prima vorrei contenermi. Ad ogni modo, come specificato sopra, non solo le autorità del parco hanno le mani intrise di sangue, ma anche l’assessorato alla sanità della regione Sardegna, di cui sempre per educazione non menzionerò i nomi. Evito anche di commentare i sogni di chef e buongustai per il quieto vivere e per il bene del mio fegato, già logoro per via di queste umane bestialità.
Già in passato comunque i piani di contenimento hanno dato la possibilità di sterminare esseri senzienti, pare oltre un migliaio, ovviamente non è dato sapere che fine abbiano fatto. Non penso che i soli Grifoni del parco siano riusciti a mangiare mille cadaveri in poco tempo, visto anche il loro esiguo numero perché specie in estinzione. Chissà se uccidono e mangiano anche loro, l’uomo è capace di tutto e questo già lo so e lo sappiamo e non ci meraviglierebbe.

“Entro settembre arriveranno le tanto attese autorizzazioni e ad ottobre partirà la campagna di cattura e abbattimento dei cinghiali e la carne verrà inserita fra i prodotti certificati del parco. Ma questa non sarà l’unica novità: sempre con l’assessorato regionale alla Sanità e con quello alla Difesa dell’Ambiente è stato deciso che il Parco realizzerà un piccolo impianto per la macellazione della fauna selvatica (sarà il primo in Sardegna), che consentirà la lavorazione della carni in loco, attivando così per il Parco una piccola fonte di approvvigionamento economico e aprendo la strada a quella filiera produttiva tanto auspicata. Grazie al coinvolgimento della Provincia e degli altri enti preposti, la volontà è quella di agire efficacemente anche su altre specie invasive come la cornacchia e il daino. Per quest'ultima specie il percorso è più articolato in quanto sarà necessario che si esprima il consiglio regionale, ma l'iter è già stato avviato.” 

Ma come si fa? L’ho dovuto rileggere più volte perché sembra una notizia presa da un sito macabro-ironico, e invece è tutto vero. Intanto si aggiunge l’assessorato alla difesa dell’ambiente e mi chiedo, come anche altre volte, a quale ambiente si riferiscano, visto che danno il via libera ad un massacro. Carne certificata? Ma scusate ancora e passatemi il ragionamento, non riescono a contenere il numero e mi domando come facciano a certificare che questi poveri animali siano sani, che non abbiano qualche infezione o qualche malattia. Ma non sono quegli stessi cinghiali, o tante volte incroci tra maiale e cinghiale, che gli allevatori accusano di infettare i loro maiali di allevamento?(Altre creature massacrate dal genere umano) Che contagiano la peste suina per cui, sempre gli allevatori, vengono profumatamente risarciti sempre con i soldi pubblici? Ma dovrei essere io a non capire o loro che mi prendono letteralmente per il culo? Delle due l’una? No, delle due la seconda, mi e ci prendono per il culo, e mi sto contenendo. Gente che si reputa progressista, facente parte di partiti progressisti che quando invece ha da soddisfare le funeree voglie delle proprie papille gustative non ha nessun tipo di risentimento. Nessuna crisi per cacciare sia animali che denaro per fare un impianto di macellazione, uccidendo esseri viventi rinchiusi e protetti solo per modo di dire, per sentirsi la coscienza apposto, o per dare un senso ai soldi che hanno speso per istituirlo. Che cavolo di approvvigionamento economico potrà garantire questo impianto di macellazione? Non dovranno esserci persone esperte e qualificate per fare questo lavoro? Non ci saranno da acquistare dei materiali? Avere certificazioni? Autorizzazioni sanitarie ed altre? Veterinari e altro personale? Imballaggio, trasporto, celle e camion frigoriferi e potrei continuare per ore pur essendo “volontariamente” non esperto in materia. E questa gente la si pagherà con l’uccisione e la vendita di pezzi di cadavere? Ma andate a scopare il mare.
Già immagino una bella famigliola che porta i propri figli a visitare il parco: Guarda figliolo ci sono i cinghiali, ecco anche i daini e gli asinelli. Hai visto che belli? Dopo la mamma ti porta a mangiarli, ed il papà ti regalerà delle bellissime corna di daino o un piumino fatto con penne di cornacchia. 
Ma dico scherziamo? Facciamo come i giapponesi, che vanno nei parchi acquatici a vedere i delfini, rinchiusi e costretti a fare salti e piroette mentre ne degustano le carni? Ma che esseri siamo? Ma quale immondo e innaturale istinto ci sta portando a tale sadismo? Per arrivare a compimento di tali iniziative sono pronti a cambiare la legge che non consente la caccia del Daino, è vergognoso e inaccettabile.
Invitiamo tutte le persone ancora in possesso di un po’ di dignità, animo e umanità a non visitare più il parco già “Arca di Noè” e ora “Le prigionette” fino a che non venga data differente notizia o informazione. 
Ricordo che le ultime volte che l’ho visitato, ad alcuni amici è stato proibito di entrare perché avevano il loro cane in auto, forse anche giustamente per carità. Ma che senso ha non far entrare un cane se poi facciamo entrare i cacciatori e i macellai? Che senso ha avere un parco “naturale” in cui è vietata l’attività venatoria se poi cambiamo le leggi per far entrare assassini armati? Forse lo stesso senso del definirsi progressisti e avere pensieri e idee del peggior stampo conservatore.

07/2014

Ancora diserbo chimico, ancora inutili rischi

Di Mirko Piras

Delle dichiarazioni dell’assessore regionale all’ambiente Biancareddu, che ad aprile invitava l’ANAS a «sospendere immediatamente l’utilizzo del diserbante chimico per la pulitura delle cunette, raccomandando il ripristino dell’esecuzione degli interventi di pulitura con il ricorso alla falciatura manuale o, perlomeno, meccanica», nessuno si è curato, e tanto meno lui, visto che tale pratica è stata mantenuta e continua ad essere attuata lungo la SS131, la SS127 e altre strade ed aree della regione, incluse le ferrovie gestite dall’ARST. La grande mobilitazione contro l’uso dei diserbanti chimici ed a favore del ripristino di tecniche meccaniche per la gestione della vegetazione delle cunette e lungo la linea ferroviaria, pare non aver intaccato minimamente la possibilità che ANAS e ARST hanno di distribuire questi prodotti venefici sul territorio. E’ paradossale che un trenino definito verde rilasci periodicamente sostanze pericolose per la salute degli ecosistemi, uomo incluso, e capaci di peggiorare la qualità del paesaggio che il gestore della linea –l’ARST- ha la pretesa di tutelare e valorizzare. Ed è eufemistico che si parli di pulizia delle cunette, invece che di guerra alle piante spontanee, condotta con tanto di armi chimiche e di vittime collaterali. Questo atteggiamento, che potremmo definire “fitoxenofobo”, non tiene minimamente in considerazione l’importanza che la vegetazione riveste in questi luoghi; si parla tanto di effetto serra, si firmano accordi internazionali per la riduzione delle emissioni di CO2 e poi si pensa solo a produrre altra energia da fonti “green”, invece che cercare di aumentare la quantità di carbonio fissata dagli/negli organismi viventi. Diserbare chimicamente due metri di cunetta (o ferrovia) per carreggiata, significa eliminare la vegetazione per decine di Km² (basta moltiplicare i 4 m in cui viene effettuato l’intervento, 2 per carreggiata, per le centinaia di chilometri su cui è distribuita la vegetazione che accompagna le strade e le ferrovie della regione), provocando, in assenza di radici, macro e microrganismi, la perdita di sostanza organica contenuta nel suolo su cui tali piante crescono e che contribuiscono a costruire, incrementando ulteriormente le emissioni di CO2. Nelle zone in cui la pratica del diserbo chimico si perpetua da diversi anni si è innescato un processo regressivo, con decrescente complessità delle comunità vegetali e animali, spintosi a tal punto che in alcuni tratti non cresce più nessuna specie vegetale, mentre piccole porzioni di quello che è ormai un substrato vengono occupate unicamente da comunità semplificate, come quelle rappresentate dai muschi. La presenza della vegetazione lungo le cunette, grazie alle trame che le radici formano, garantisce un “setacciamento” delle sostanze presenti nelle acque che vi confluiscono, depurandole ed evitando che tutti i prodotti rilasciati dal passaggio di auto e mezzi pesanti (legati all’usura di alcune parti come freni, pneumatici, oli, ecc.) o provenienti dai terreni a monte, spesso concimati con prodotti chimici, finiscano nelle falde o nei corsi d’acqua, inquinandoli. A questa sopraggiunta incapacità fitodepurativa si sommano gli effetti prodotti dalla persistenza del Glyphosate (Nonostante sia una delle sostanze più vendute a livello nazionale e la sua presenza nelle acque sia stata abbondantemente confermata anche da dati internazionali, il suo monitoraggio è tuttora effettuato solo in Lombardia, dove la sostanza e/o il metabolita AMPA sono presenti nel 90% dei punti di monitoraggio delle acque superficiali, sempre con concentrazioni oltre il limite di 0,1μg/l, rapporto nazionale pesticidi nelle acque 2008/2010, ISPRA), la cui pericolosità è inoltre incrementata se associato ad un additivo, il cui acronimo è POEA, 30 volte più tossico dell’erbicida.
Se a questo dato correliamo il fatto che il trattamento viene eseguito anche nel periodo più piovoso, quello autunno-invernale, con conseguente accumulo e scorrimento d’acqua lungo i canali, la cui destinazione è intuibile, mi pare che non ci sia molto da aggiungere…
La presenza dell’erbicida e dei suoi metaboliti ha delle implicazioni notevoli sulla salute -anche se sarebbe più opportuno dire sulla possibilità di esistere- degli anfibi, pericolosamente in declino in tutte le regioni del paese (RELYEA R.A., 2005 – The lethal impact of Roundup on acquatic and terrestrial amphibians. Ecological Applications, 15(4): 1118–1124). L’erbicida agisce anche sugli altri organismi, al di là dell’effetto tossico che può esplicare su alcuni gruppi sistematici, riducendo le scorte alimentari e/o attraverso la distruzione dell’habitat .
Per quanto riguarda la salute umana, esiste una raccolta di studi (Round up and the birth defect: is the pubblic being kept in the dark?) nella quale vengono messi a disposizione i risultati di diverse ricerche sugli effetti teratogeni del glyphosate e sulle sue interazioni negative con il sistema riproduttivo; l’esposizione a questo erbicida, anche a dosi più basse della comune diluizione a scopo agricolo, è inoltre correlata ad un aumento dell’incidenza dei linfomi non-Hodgkin. E pensare che in Argentina, un’associazione di madri, Mothers of Ituzaingo, ha sfidato la Monsanto, casa produttrice del Round Up, erbicida a base di glyphosate usato nelle coltivazioni transgeniche di soia diffuse nell’area in cui vivono insieme alle famiglie, per difendere il diritto alla vita dei propri bambini (i figli di alcune di loro morirono pochi giorni dopo la nascita), aggiudicandosi un importante premio per la tutela dell’ambiente: il Goldman Environmental Prize 2012. Se poi non si vuole entrare nel dettaglio, è sufficiente leggere la scheda di sicurezza di un erbicida contenente questo principio attivo, nella quale si citano i rischi di lesioni oculari, mentre si accenna agli altri danni alla salute unicamente perché si da per scontato che chi utilizza il prodotto si protegga in modo adeguato; nella scheda si evidenzia come il prodotto sia tossico per gli organismi acquatici e si sconsiglia di utilizzarlo in prossimità dei canali di scolo o altri luoghi in cui l’acqua sia presente. Sia ANAS che ARST non tengono minimamente conto di questo ed aspergono con colpevole negligenza tutto quello che incontrano lungo il cammino, senza preoccuparsi di segnalare ai cittadini l’area interessata da tale intervento. Non è improbabile, anzi accade che, poco dopo il passaggio del mezzo che sparge l’erbicida, le persone utilizzino la strada per attività all’aria aperta, oppure che alcune di loro raccolgano erbe spontanee o lumache nelle aree trattate o prossime a queste; dato che dal momento in cui il diserbante viene utilizzato al momento in cui le parti aeree della pianta ingialliscono intercorrono diversi giorni, c’è il rischio che queste persone si intossichino inconsapevolmente. Come fanno se accusano un malessere fisico legato al contatto con l’erbicida a ricondurlo a questo? Anche se l’ANAS sostiene che prima di effettuare l’intervento la ditta che esegue l’irrorazione lo comunichi all’ASL del territorio, potrebbe essere che alcune persone non lo riconducano alle piante raccolte. Perché far correre questo rischio alla gente? Lo stesso capita agli erbivori che durante gli spostamenti brucano l’erba, intossicandosi e riportando problemi difficilmente individuabili. E Cosa accade quando il diserbo chimico viene effettuato lungo i tratti che attraversano il paese, come nel caso della linea ferroviaria Palau-Sassari, in zone frequentate dai bambini? E chi pratica l’agricoltura biologica ed ha l’azienda in prossimità della strada e potrebbe vedersi ritirare la certificazione? E con L’apicoltura? In merito ai rischi che corrono le api in seguito all’utilizzo del glyphosate è intervenuto anche il Prof. Lucianu della facoltà di agraria ed alcuni apicoltori, giustamente preoccupati.
Oltretutto, le scarpate che sovrastano le cunette in assenza di radici rischiano di franare sulla strada, con la possibilità, non certo remota, di generare incidenti e/o di richiedere costosi interventi di rimozione, ma, nel paese in cui si attende l’emergenza, tutto pare ammesso.
Peccato ci sia un rifiuto, da parte di chi decide che questa pratica sia idonea e di chi, a livello politico, la accetta, a comprendere che i caratteri propri di ogni paesaggio sono la diversità, la connettività e l’eterogeneità e che alla base della funzionalità degli ecosistemi che lo compongono ci sono le interazioni; quindi, ne deriva che ogni intervento su questi si riflette inesorabilmente su tutte le sue componenti, e noi esseri umani siamo tra queste! Va inoltre aggiunto che splendide piante come le orchidee, un tempo abbondanti lungo le cunette (che rappresentano, nella loro artificialità, una sorta di corridoio ecologico), pur godendo di diversi livelli di protezione, sembrano non godere di quella dal dissecamento tramite erbicidi. A queste e ad altre specie, se si continua con il diserbo chimico, rischiano di subentrarne delle altre più “aggressive” e potenzialmente allergeniche per gli uomini.
E’ un vero peccato non comprendere l’importanza che queste “strisce verdi” rivestono per la nostra salute. Sembra quasi che le piante che vegetano lungo questi canali non meritino di esistere, siano fastidiose per il solo fatto di essere lì, di crescere e che noi, allo stesso tempo, non meritiamo la “compagnia” di un paesaggio ameno durante le attività all’aria aperta o gli spostamenti in auto. Alcuni comuni si sono attivati, come Sedilo e Neoneli, per vietare questa pratica all’interno dei loro territori e gli altri, cosa aspettano? E noi cittadini, cosa aspettiamo a farci sentire ed a metterci di traverso?

Mirko Piras, dottore in scienze naturali
 

“Il Capolinea”, degli oceani o della voracità umana?

di Pier Mauro Marras

Questa è la domanda che mi sono posto dopo aver visto il “documentario” o “film” intitolato “The end of the line” o “Il capolinea” (nella versione venduta in Italia da Feltrinelli) in cui si parla di salvare il mare non per il bene dei suoi abitanti ma per il “bene” degli stomaci umani.
Mi ero ripromesso da tempo di acquistarlo e magari divulgarlo per mostrare la situazione in cui versano gli oceani e i mari del mondo per via della pesca intensiva. Mi sono fortemente pentito dell’acquisto e vi spiego anche i motivi. Prima cosa la presentazione del dvd venduto online è poco veritiera, scrivono lingua-italiano ma in realtà avrebbero dovuto scrivere: lingua inglese-sottotitolato in italiano. Detto questo, non so come si permettano di scrivere: Un film che andrebbe mostrato nelle scuole di ogni ordine e grado. Provo ad immaginarmi i bambini di prima e seconda elementare intenti a leggere i sottotitoli con i vari rapidi dialoghi che stenta a leggere anche un adulto, scritti tra l’altro con un carattere molto piccolo e in tante immagini poco visibile, e che passa dalla parte bassa a quella alta dello schermo ogni qual volta varia lo scenario ad indicarne luogo o nome dell’oratore di turno. Quei poveri bambini intenti a provare a leggere non vedrebbero nemmeno le immagini che forse sono l’unica cosa salvabile. Solo per questi motivi ne sconsiglio vivamente l’acquisto, se proprio volete vederlo e farvi una idea si trova completo in lingua originale su youtube.
Ammetto di essere stato uno sprovveduto, se avessi letto a fondo la presentazione avrei notato che il tutto era sponsorizzato da Slow Food e che nel libretto che danno insieme al dvd c’è anche una miniguida intitolata “Mangiamoli giusti”. Che orrore! Non riesco a capire come si possano coniugare il salvare il mare e il mangiare il pesce, proprio non ci riesco. L’autore o regista crede di salvarsi la coscienza, ma non salva sicuramente il mare e meno ancora i suoi abitanti che lo tengono in vita a stento soprattutto in questo ultimo decennio. Per carità – affermano - non mangiate il Tonno rosso; è in estinzione…, però mangiate pure tutto il resto perché il pesce ha gli omega3 che vi fanno bene alla salute, dico ma scherziamo? Mentono sapendo di mentire. Non parlano nemmeno dell’inquinamento di tutti i mari del mondo causato delle industrie e di conseguenza del mercurio che i poveri pesci sono costretti ad assorbire e che a loro volta assorbiranno le persone che se ne cibano. Questo in virtù del fatto che l’autore, Rupert  Murray, viene definito un Eco-regista militante. “Eco” di che e “militante” di cosa mi domando. Ecologista perché fa la differenziata in casa? Mah!!.. Il caro Murray dimentica volutamente il problema mercurio e soprattutto dimentica che sta parlando di ESSERI SENZIENTI. Però fa presente che “sono animali selvatici” e che se si fosse trattato di giraffe e leoni la gente si sarebbe indignata, le solite conclusioni speciste. Poi continua il suo sproloquio dicendo che nel 2048 non ci saranno più pesci e quindi l’uomo perderà una fonte primaria di cibo, e asserisce che non potremmo più mangiarli. Ma quale genio? Ma quale ecologista militante dei miei stivali! Che si vergognino lui e tutti quanti, dal primo fino all’ultimo, per aver creato questa sorta di film non film o documentario non documentario. Sembra di vedere una puntata di Pianeta Mare in cui si afferma di voler salvare le balene e poco dopo si infilano due aragoste vive in acqua bollente. Ma con quale coscienza riescono certe persone a mostrare il loro volto alla videocamera? Pensate che sia finita qui? Invece no. Tra le tante amenità presenti arrivano anche ad affermare che i McDonald’s servono pesce pescato responsabilmente, non finanziando la pesca intensiva. Sembra proprio una barzelletta di cattivo gusto, e se lo fosse mi verrebbe anche da ridere mentre invece è tutto vero ed è veramente triste quanto disgustoso e vergognoso. Dicono di voler salvare il mare, che intendano solo l’acqua salata? La vita dei suoi abitanti non viene presa minimamente in considerazione, non ha nessun valore se non quello alimentare. Mancava che lo inquadrassero al ristorante mentre mangia pesce vivo o come hanno fatto con il famoso cuoco Jamie Oliver intento a tagliare e cucinare del tonno rosso, tranne poi redimerlo nei titoli di coda dicendo di averlo tolto dai propri menù televisivi. Oppure l’altra catena di ristoranti che ha promesso di indicare nei menù con un asterisco la dicitura “specie a rischio estinzione”. Queste sono alcune parti che hanno suscitato la mia indignazione ma vi giuro che ce ne sono tante altre.
La vita non ha prezzo al contrario di quelli indicati nel libretto allegato al dvd, ed i pesci non sono ingredienti di stupide ricette intrise di morte e sofferenza. Sono sinceramente pentito e amareggiato per aver finanziato queste persone e le loro castronerie. Si inneggiano a salvatori del pianeta ma non sono altro che speculatori che proteggono gli interessi dell’industria della pesca che lucra sulla vita delle specie diverse dalla nostra. Spero che nessun’altro faccia il mio stesso errore. Incautamente ho regalato soldi a chi incrementa questa pratica brutale che è la pesca continuando a edificare questa assurda idea, come se già non lo fosse, che l’uomo abbia necessità di cibarsi di altre creature per il proprio sostentamento. Balle su balle, menzogne su menzogne dette da persone che sicuramente sono anche al corrente che si può vivere meglio senza uccidere nessuno, più sani e più in forma. Il mare non si salverà istituendo riserve di pesca, ma semplicemente smettendo di mangiare i suoi abitanti. Solo facendo la scelta vegan non si finanzierà più la pesca, non esiste altra strada. Allora si che smetterebbero di costruire migliaia di pescherecci nuovi ogni anno, smetterebbero di soffrire e morire migliaia di animali indifesi che permettono la nostra esistenza su questo pianeta. Perché il mare non esiste per metterci a disposizione i suoi abitanti come cibo ma bensì per metterci a disposizione la maggior quantità di ossigeno che ci serve per respirare quindi per vivere. Speriamo che prima di capirlo non sia ormai troppo tardi.

Cose da un altro mondo

di Pier Mauro Marras

Fin dove potrà arrivare il genere umano non è dato saperlo a nessuno, quello che invece possiamo sapere tutti e fin dove è arrivato fino ad ora. Il genere umano o almeno la gran parte di esso non è ottuso, e che purtroppo molti hanno paura dei cambiamenti e si fidano troppo di gente che è pagata per mentire. Gente senza scrupoli che piuttosto che lucrare è disposta a passare sopra la morte di oltre sei milioni di innocenti. Questo è stato l’olocausto o shoah, che per quanto ci è dato sapere ha provocato la morte di oltre 6 milioni di innocenti, qualificabili in uomini, donne e bambini, tanti bambini. Se per di più fosse vero quanto anticipato dal quotidiano inglese “The Independent”, su uno studio condotto dal “Museo dell’olocausto di Washington”, questa già spaventosa cifra verrebbe elevata a quindici o addirittura venti milioni di innocenti ammazzati. Ora vi starete chiedendo come mai una associazione animalista e antispecista, si stia preoccupando di questo ai giorni nostri. In primo luogo perché da antispecisti abbiamo un pensiero che si trova in assoluto contrasto con visioni xenofobe e discriminatorie. Non solo verso i nostri simili, ma bensì verso tutto il  vasto mondo animale che ovviamente comprende anche il genere umano, che talvolta di umano ha veramente poco. Purtroppo si dovrebbe imparare dalla storia perché questa non si ripeta ma generalmente non è cosi, visto che quello che i nazisti facevano agli Ebrei, oggi molti uomini lo fanno a quelli che considerano “gli altri animali”, quelli volgarmente detti da reddito, quelli che secondo loro non soffrono, non hanno sentimenti e non sono senzienti. Li usano e li abusano a loro piacimento, finché non li uccidono per molti altri esseri umani che se li mettono sul piatto e li ingurgitano senza farsi troppi scrupoli. Tutto questo avviene perché ci abituano cosi fin dalla nascita, inutile nascondersi dietro un dito, siamo stati cosi anche noi. Perché ci hanno insegnato cosi, il razzismo, il sessismo, l’antisemitismo sono tutti comportamenti che si apprendono, così come lo specismo. Ma una volta che si fa il collegamento e si capisce che tutti gli animali di questo pianeta sono uguali a noi, soffrono, provano sentimenti, piangono e ci amano con un amore incondizionato. In quel preciso istante tutto cambia e tutto il mondo ci appare sotto una diversa luce. Questo è quello che succede quando ci si guarda attorno e si riflette su quanto a volte ciò che facciamo si ripercuota sui più deboli e sui diversi, che siano essi uomini o animali non fa differenza, perché anche noi uomini siamo animali. D’altro canto però ci sono anche uomini che si adoperano perché molte ingiustizie come l’olocausto vengano utilizzate per fini prettamente commerciali e di cattivo gusto. E qui arriviamo al nocciolo della questione facendo anche un nome: Federfauna. Meglio ancora: Massimo Filippi il segretario generale della confederazione che riunisce associazioni di allevatori, commercianti e detentori a vario titolo di animali (da reddito). Questo signore, pubblicizza nel sito di Federfauna la seconda edizione del “Premio Hitler”. Riportiamo le sue parole: - “Per le personalità che si sono particolarmente distinte nell’animalismo nel corso di ogni anno”. - Prosegue dicendo di aver inviato le raccomandate a dieci finalisti che saranno invitati a ritirare il premio a Bologna il 24 novembre prossimo. Sarete ora curiosi di sapere in cosa consiste questo premio. Vi accontentiamo subito riportando le sue parole, non sia mai che si pensi che le abbiamo travisate: - “Al vincitore del premio sarà consegnata ”una targa ricordo con l’immagine del fuhrer che accarezza amorevolmente due caprioli sullo sfondo del campo di concentramento di Auschwitz, sovrastata dalla scritta ‘Animal Rights’ corretta in ‘Animal Reich’“. Poi continua a vaneggiare asserendo che: - “animalismo e nazismo sono uguali, lo dicono molti studi” e che - “in gran parte degli statuti delle associazioni animaliste si fa riferimento alla legge per gli animali promulgata da Hitler il 24 novembre del 1933”.
Alla luce di quanto esposto ci domandiamo due cose. La prima: a quali studi si riferirà? Forse a qualche studio pilotato e pagato profumatamente per ottenere determinati risultati che si vogliono ottenere per scrivere queste castronerie. La seconda invece: Quale statuto sarà andato a leggere? Domande che probabilmente rimarranno senza risposta, perché è palese che il Filippi stia delirando. La netta differenza tra lui e noi animalisti è sicuramente che noi siamo molto più documentati di quanto pensi sull’industria che egli rappresenta. Perché di questo si tratta, di una vera e propria industria della carne. Chiamiamo le cose con il loro vero nome  evitando di usare eufemismi che sono serviti e ancora servono solo ad offuscare la realtà, confondere le idee e fuorviare le coscienze. Che siamo più informati lo testimoniano migliaia di siti informativi e divulgativi, report e video reali (non cartoni animati) girati nell’altro mondo in cui vengono nascoste le povere vittime innocenti. Vittime che vengono sterminate “legalmente” ogni secondo, di ogni minuto, di ogni tetro giorno in cui sono condannate a vivere e poi morire. E se qualcuno si domandasse per assurdo: come si saranno sentiti gli Ebrei sapendo di essere condannati a morte? Di certo non potremmo mai darci risposte su questo, perché per nostra fortuna non eravamo vittime di pazzi criminali come Hitler come lo sono stati loro. Ma quello che invece possiamo rispondere è che, probabilmente si saranno sentiti come tutti gli animali rinchiusi negli allevamenti intensivi, che vengono trascinati con forza nei macelli dove poi vengono fatti a pezzi, la cosiddetta catena di smontaggio. Questo è il nostro pensiero. Crediamo sia ora di finirla con questa visione antropocentrica del mondo, se vogliamo avere un futuro e se vogliamo farlo avere al nostro prossimo. L’uomo non è nato per decidere sulla sorte di nessuno, ne dei propri simili e ne degli altri animali terrestri e marini. A questo ci ha sempre pensato la natura e sempre avrebbe dovuto continuare a farlo, l’uomo non è nato per regolare i ritmi della vita di nessun’altro abitante del pianeta. Chi invece utilizza queste delicate argomentazioni per attaccarci e difendere il proprio ruolo, evidentemente non ha nient’altro da dire. Non si è informato ed è lontano anni luce dalla vera realtà animalista e antispecista di cui probabilmente non comprende nemmeno il significato. Per cui che altro aggiungere. Sicuramente certe persone non andrebbero nemmeno considerate, ma purtroppo la cosa ci è sembrata piuttosto grave e volevamo riportarla per darne notizia. Crediamo che al di là del modo di vedere di ognuno, non debba mai mancare il rispetto reciproco, soprattutto se si strumentalizzano fatti cosi gravi di cui si è macchiata l’umanità per proprio tornaconto. Inoltre, di certo non si tratta nemmeno di un allevatore e tanto meno di un detentore di animali (da reddito), ma bensì di uno che probabilmente vive alle loro spalle, che crede di sostenerli usando questi metodi. Metodi che non fanno altro che accrescere il divario che c’è tra il nostro ed il loro pensiero. Metodi che allontanano dal dialogo e che non creano nient’altro che una guerra in cui alcuni possono perdere la ragione.  Metodi di un altro mondo che non sarà mai il nostro.
 

PS: Il motto di Federfauna “Per la tutela dei diritti e per una reciproca migliore convivenza”. Purtroppo di chi siano i diritti e la convivenza non è dato saperlo a nessuno, a voi la scelta.
Altre perle dal sito Federfauna in questo link.
 

Edizione straordinaria: I vegan vivono sul pianeta terra.

di Pier Mauro Marras

L’undici ottobre è apparso questo articolo sul ilfattoquotidiano.it a firma di Emanuela Mei, giornalista evidentemente per niente preparata in materia alimentare. Nel suddetto articolo  viene citato anche un Assessore all’Agricoltura ancora più incompetente. Purtroppo, dopo averlo letto non posso  riuscire a frenare le tante cose che ci sono da dire. Come si evince chiaramente questi due signori non sanno di aver scritto migliaia di frottole una appresso all’altra. In tutto questo breve contesto denso di errori ma anche di orrori, se si pensa anzitutto alle prime vittime gli animali, è triste pensare alla tanta falsa informazione che gira riguardo la salute, soprattutto dei più piccoli, che viene inculcata ai genitori che la applicano senza documentarsi in nessuna maniera. Ma andiamo per gradi, voglio annientare tutte queste teorie senza senso. Vorrei analizzare tutto l’articolo e segnalare i vari errori dovuti alla scarsa conoscenza.


Titolo: Milano, polemiche dopo il flop del menu vegano nelle mense scolastiche


Il primo errore sta proprio qui, secondo me chiamarlo menù vegano spaventa le persone che non sanno cosa sia, infatti molti credono erroneamente che si tratti di una setta o di una religione, molto meglio chiamarlo menù vegetale o naturale.


Prima parte dell’articolo:
[Ammettiamolo, i “principi etici” in fatto di cibo non sono proprio i punti fermi dei bambini dai 6 ai 12 anni e in molti casi, neanche degli adulti. Lo testimonia, in parte, il flop del menu vegano sperimentato lo scorso 1 ottobre nelle mense delle scuole pubbliche di Milano in occasione della Settimana Mondiale Vegetariana e Vegana: per un giorno niente pasta al pomodoro né hamburger ma un primo a base di grano saraceno condito con crema di zucca e zucchine, un’insalatina di tofu con salsa di soia e per dolce un muffin alla carota.]


Credo fermamente che tutta la nostra vita dovrebbe essere fondata su “principi etici”, il vero problema è che vengono cancellati nel nome dell’industria della carne e della sua immensa lobby, che lavora per nascondere la sofferenza che c’è dietro ogni singolo pezzo di carne che la maggior parte delle persone mette purtroppo nel proprio piatto. Se tutte queste persone, bambini compresi, vedessero da dove arriva e cosa realmente era prima, perché molti bambini non sanno che si tratta di pezzi di un animale, sono più che sicuro che non la mangerebbero più. Vedere poveri maiali ammassati tra di loro, con episodi di cannibalismo all’ordine del minuto, in cui si mangiano la coda o le orecchie del proprio simile e lottano ogni istante alla ricerca di cibo e del proprio spazio non è proprio un documentario da far vedere in prima serata. Vederli che vagano con escrescenze tumorali, simili a palloni da basket, appese ad ogni parte del corpo, incuterebbe qualche timore in tante persone, per non dire tutte. Oltre al cannibalismo per le assurde detenzioni c’è anche il cannibalismo indotto, nella maggior parte degli allevamenti infatti i resti degli animali morti per maltrattamento, vengono tritati e mischiati nel mangime. Basti solo pensare che agli animali erbivori fanno mangiare la carne (poi dopo si domandano furbescamente il perché esista la sindrome cosiddetta della “Mucca pazza”). Maiali ma non solo ovviamente, guardate la situazione delle mucche da latte che vengono ingravidate perché abbiano il latte di continuo, non come tanti pensano che abbiano il latte a prescindere, sono mammiferi come noi. Per rubare tutto il loro latte le si prende il piccolo vitello, sono in uso anche metodi di parto cesareo per asportare il feto direttamente dalla pancia così la mucca (secondo queste grandi menti dall’alto quoziente intellettivo) non si accorge di aver partorito. Se il vitello viene invece fatto nascere (quasi) naturalmente, lo si allontana immediatamente dalla propria madre, per fare in modo che voi abbiate il latte che era destinato a lui, lo si mette subito all’ingrasso in una gabbia o talvolta legato ad una catena lunga appena cinquanta centimetri, per impedire ogni qualsiasi movimento sia perché ingrassi in fretta e non ci siano sprechi e sia anche perché le persone abbiano la carne più tenera nel proprio piatto. In qualsiasi modo venga trattato, per chi commercia in latte, il vitello è considerato comunque una perdita di tempo e quindi danaro. Le galline, usate per produrre uova, ammassate in gabbie grandi come un foglio A4 per la gioia di mangiare un uovo, che va poi a saturare il colesterolo delle persone con tutto quello che ne consegue. E inoltre, considerate anche tutte le medicine che vengono date a questi poveri animali. Non pretenderete che vivano ammassati senza contrarre nessun virus. Antibiotici, ormoni della crescita, antiparassitari, continui vaccini, ma la gente davvero crede che tutte queste cose non siano comprese nella loro bistecca? O che non siano comprese nel proprio bicchiere di latte di mucca? Ma vediamo cosa c’è invece in un solo bicchiere di latte vaccino. Basta fare una semplice ricerca online: 135 milioni di cellule di PUS, 51 milligrammi di colesterolo, 300 calorie, 16 grammi di grassi, ormoni della crescita, proteine acide e sanguigne, calcio dalle ossa della mucca. Accomodatevi è tutto compreso buttate giù. Il latte di mucca contiene la caseina che fa in modo che il vitellino torni sempre dalla sua mamma, per cui è una sorta di droga ecco perché tante persone sono uncinate al latte ed al formaggio. Inoltre come si spiega che bimbi e adulti  che seguono un’alimentazione vegetale non vedano ne un dottore e tanto meno un farmaco se non in rari casi? Sarà solo fortuna? Non credo. E’ anche vero che non si è immuni da niente certo, ma c’è il modo di stare meglio e di vivere più sani, ed è quello di evitare di mangiare sofferenza e morte di povere vittime innocenti e indifese. Quello che noi uomini facciamo agli animali, è la stessa cosa  che i nazisti facevano agli Ebrei, che gli americani facevano agli schiavi, non c’è nessuna differenza, è questo il nuovo olocausto, è questa la nuova schiavitù. Se poi partiamo dal presupposto che l’uomo è un animale, significa che mangiarli è comunque una forma di cannibalismo, difatti la differenza non è di specie ma bensì di grado, l’uomo crede di essere il padrone del pianeta, ma si sbaglia, e ne pagheremo tutti le conseguenze. E più di noi le nuove generazioni quindi i nostri figli.


Oltre al più importante lato etico c’è anche un fatto salutistico di cui molti non sono a conoscenza. Infatti consumare prodotti animali e i loro derivati aumenta il rischio di problemi cardiaci (nel caso degli uomini preceduti molto prima da avvisaglie come ad esempio l’impotenza), c’è il rischio di contrarre la maggior parte dei tipi di cancro, alla prostata, al colon, al seno, cancro al pancreas, cancro ovarico, malattie renali, diabete, osteoporosi, ipertensione, obesità, asma, aterosclerosi, alzheimer, peggiorare lo stato dei diabetici. La asl di Milano (pensate la stessa città dove si grida allo scandalo per un pasto vegetale) qualche tempo fa, ha diramato un comunicato ai propri medici: “per il diabete di tipo 2 consigliate la dieta vegan perché riduce notevolmente le dosi di insulina”. Saranno matti alla asl di Milano? Qualcosa proprio non quadra e tanta gente dovrebbe rifletterci un po’ su.


Oltre ancora al problema salutistico viene quello ambientale. Ma le persone realmente sanno cosa provoca l’allevamento intensivo al pianeta? Le risposte sono due, o non lo sanno o fanno finta di non saperlo. Sapranno che la percentuale di inquinamento degli allevamenti intensivi è molto più alta di quella dei trasporti terrestri, marittimi ed aerei compresi? Sapranno che ha percentuali simili e più alte dell’industria? Sapranno che per un chilo di carne ci vogliono in media 15 kg di cereali e leguminose? Sapranno che per ottenere 5 kg di carne da un bovino ci vogliono 500mila litri d’acqua? Cioè il fabbisogno annuale di una famiglia composta da 4 persone. Sapranno che una mucca produce in un anno una quantità tale di escrementi pari a 25 volte il proprio peso? Una scrofa invece 15 volte il proprio peso e nelle piccole specie come conigli e polli si arriva fino a 40 volte il proprio peso. Dove credono che finiscano tutti questi escrementi? Sono un po’ troppi da usare come concime non vi pare? Sapranno inoltre che, per fare un esempio, in Brasile ci sono 16milioni di persone malnutrite e che lo stesso Brasile esporta oltre 16milioni di tonnellate di soia ogni anno per i paesi occidentali? Quindi 1000 kg di soia per ogni persona malnutrita e la percentuale è ancora in salita. Capiranno perché esiste la fame nel mondo? O crederanno che il tutto si risolva mandando l’Antonio Banderas di turno a preparare merendine piene di olio di palma nella felice casetta del mulino bianco? Nossignori, non funziona così, e se aspettiamo che le istituzioni risolvano questi problemi, ahimè aspettiamo invano. Mentre se ci si impegna in prima persona si può fare realmente qualcosa, e nel caso dell’alimentazione la nostra forza come singoli può essere devastante. L’uomo è frugivoro e vive meglio senza nessun prodotto animale e soprattutto lascia vivere gli altri esseri viventi e resta in pace con essi e con la propria coscienza. Tutte le associazioni che provano a far luce su questa questione vengono tacciate dalla potenza di queste lobby, che pagano fior di ricercatori perché facciano scoperte soltanto in loro favore. Qualcuno s’è mai chiesto come mai, quelli che fanno le ricerche opposte, ossia sulla scelta vegetariana, oppure semplice divulgazione non vengano profumatamente retribuiti? Oh si vuole credere che tutti lo facciano per gli animali come noi? C’è anche chi lo fa per la salute, chi lo fa per l’ambiente e lo fa volontariamente senza nessun contributo governativo. Ognuno di noi è libero di fare una scelta che sia per se stesso, per gli animali, per il pianeta e la fa volontariamente senza aspettarsi niente in cambio se non un piccolo cambiamento passo dopo passo. Mentre chi lo fa per sostenere l’industria della carne lo fa solo ed esclusivamente in cambio di denaro sonante. Vi siete mai posti il problema del perché questa vile industria, riceva finanziamenti a pioggia da ogni singola istituzione? Che sia il nostro governo o l’unione europea, gli allevatori prendono sempre denaro, perché accade questo? Perché senza quei finanziamenti gli allevamenti non esisterebbero più, com’è accaduto per altre aziende come la Fiat anche l’azienda della violenza legale va avanti a suon di aiuti economici, e come la Fiat privatizza i guadagni e statalizza le perdite, è semplicemente cosi.


Veniamo al menù. In primo luogo tengo a sottolineare che la pasta al pomodoro è di per se vegan o vegetale, basta non aggiungerci il formaggio ed al suo posto magari delle mandorle tritate o del lievito alimentare a scaglie. Gli hamburger esistono anche vegetali e sono ottimi. Esiste ed è semplice da preparare anche la maionese vegan, ed è buonissima. Per i bambini si sarebbero dovuti preparare dei pasti sfiziosi, soprattutto perché si parla di un giorno anzi di un singolo pasto, invece hanno preparato del grano saraceno, insalata di tofu (che bisogna saper preparare e insaporire tra l’altro) e dei muffin alla carota. Ma dico, chi ha scelto questo menù? Di certo io lo apprezzerei, ma un bambino che già mangia a stento qualsiasi tipo di insalata, gli andiamo a dare del tofu al naturale? Insaporendolo con salsa di soya, tra l’altro molto salata? Sono sicuro che anche i bambini vegan e vegetariani avrebbero storto il naso davanti ad un simile menù. E’ ovvio che sia stato un completo flop, magari avrebbero dovuto chiedere un parere, ad esempio, a qualche mamma vegan, non sono marziane esistono per davvero, e sono sempre disposte a farsi in quattro per far ricredere le altre persone. Ma continuiamo.

 
Seconda parte dell’articolo:
[La stragrande maggioranza degli 80mila studenti – tra scuole materne, elementari e medie – che hanno partecipato alla pausa pranzo priva di carne, pesce, latte e uova, non ha gradito il cambio di piatto, reazione che ha contribuito a generare nuove polemiche sull’iniziativa sostenuta dal Comune meneghino. I genitori che erano sul piede di guerra ancor prima che il pasto alternativo si consumasse, hanno rincarato la dose e al coro si è unito anche l’assessore all’Agricoltura della Lombardia, Gianni Fava che ha definito l’evento “un insuccesso prevedibile che ha solo portato ad un enorme spreco di cibo”.]


Posso capire fino ad un certo punto i genitori, che sono sottoposti ad un solo tipo di informazione a senso unico, ma un assessore? Un assessore per giunta all’agricoltura che spara cialtronerie del tipo “enorme spreco di cibo”??. Cari signori, probabilmente il marziano è lui, abita in un altro pianeta anche molto lontano.


Terza parte dell’articolo:
[La scelta di un’alimentazione vegana, che coinvolge un numero sempre più vasto di persone, esclude totalmente l’uso di prodotti animali e loro derivati. In linea generale, si può dire che alla base di questo stile di vita ci siano scelte più etiche e filosofiche che salutistiche. Come ha dichiarato il presidente di Milano Ristorazione, Anna Delvecchio, il Comune di Milano ha sostenuto questa iniziativa con lo scopo di “diffondere una cultura dell’integrazione anche sotto il profilo alimentare, spiegando ai nostri scolari che anche a tavola si possono fare nuove esperienze e conoscersi in modo amichevole”. E a ragione, viste l’apertura mentale e la curiosità innate dei bambini.]


Con questa frase la giornalista si è superata, infatti sulla base di quanto esposto abbiamo capito che le scelte partono dall’etica ma vanno di pari passo a quelle salutistiche e quelle ambientali, di cui lei ignora totalmente l’esistenza. Riguardo la Presidente di Milano ristorazione invece, ci sarebbe da dire che i bimbi e le persone vegan sono ottimamente integrate, probabilmente se il menù è stato scelto da loro dovrebbero documentarsi maggiormente. Se si creano problemi di integrazione, è proprio per via di questi eventi pensati male e gestiti peggio, poi a dare il colpo di grazia ci pensano giornalisti come la signora Mei, totalmente impreparata a scrivere su questo tema. Purtroppo molti di noi sanno che la maggior parte delle persone ha paura della scelta vegan, ma ce l’ha semplicemente perché sono poco informate, credono che mangiamo chissà che cosa, anche tanti amici hanno paura ad invitarci e lo evitano purtroppo. Un piatto di pasta con zucchine ed olio di oliva è vegan. Una pasta con le melanzane è vegan, con i broccoli, con il pomodoro, con i carciofi, con gli asparagi, risotto con funghi, pasta con funghi, riso allo zafferano sono tutte pietanze definibili vegan. E potrei continuare per ore, invece la gente si accontenta di una singola pietanza, sempre la stessa. Un solo tipo di piatto di pasta che contenga la carne (non aggiungo con i pesci perché sempre di carne si tratta) se non c’è quella si muore. No signori, è l’esatto contrario, qualcuno è già morto per quella e qualcun altro ne pagherà le conseguenze. E’ ora di svegliarsi. Provate a cambiare, provate le alternative perché sono la maggioranza rispetto alla fabbrica della sofferenza. Il bene può vincere su tutto se lo vogliamo ma bisogna essere pronti a volerlo, solo questo, non c’è altro da fare. Possiamo stare a parlarne per ore ed ore ma se non agiamo non cambierà mai nulla.


Quarta parte dell’articolo: 
[Eppure il pranzo vegano non è piaciuto, probabilmente troppo distante dall’alimentazione tradizionale a cui sono abituati i bambini italiani. Non resta che aspettare il prossimo pranzo sperimentale in programma nelle mense scolastiche di Milano il 27 novembre per vedere quale sarà la reazione davanti ad un piatto di falafel e alla crema di ceci con tahine. La cucina stavolta sarà quella mediorientale. I bambini ebrei e musulmani la conoscono bene. Forse perché sono più numerosi dei vegani. di Emanuela Mei]


Qui l’autrice supera ogni ragionevole impreparazione in materia lasciando quasi trasparire che  piatti come Falafel, crema di ceci con tahine siano prodotti a base animale. Ed invece, al contrario sono tra le migliaia di ingredienti vegan, se tralasciamo chi solo qui in Italia li prepara con l’uovo, perché nella ricetta tradizionale non erano assolutamente comprese essendo una ricetta antichissima non si aveva facile disponibilità di uova come ai giorni nostri. Quindi cara signora Mei, se sarà un successo deve essere per forza vegan. Inoltre le persone che seguono una alimentazione vegan sono tante e stanno aumentando, vedrà che sia lei, sia l’assessore e sia la presidente avrete modo di ricredervi. Ma fino ad allora per favore ci liberi da questi articoli, faccia a meno di scriverli, non per il bene delle persone vegan ma semplicemente per il bene di tutti.


Grazie dell’attenzione.
Ps: Per scelta non sono stati inseriti in calce i richiami agli studi scientifici effettuati. Ognuno è libero di fare delle semplici ricerche online su ogni singolo argomento citato e notare che corrisponde a verità.  

La discriminazione, l’omofobia, il nostro pensiero e il Manifesto Antispecista

di Pier Mauro Marras

Viste le numerose “proteste” e/o pensieri personali espressi in questi ultimi giorni sul social network facebook, nella pagina del gruppo “Antispecismo Sassari” (AS), su un argomento che è stato divulgato da qualche sprovveduto e invece non doveva esserlo, ci sentiamo in dovere se non anche in obbligo di difendere la posizione assunta dal gruppo AS con cui il gruppo “Terrestri” collabora e di cui alcuni di noi fanno parte.
L’annosa questione, riguarda l’organizzazione di una conferenza da parte del neonato gruppo AS, in cui si sarebbe dovuto invitare come relatore il Dott. Valdo Vaccaro. Conferenza che è stata giustamente annullata in virtù della scoperta di un post esplicitamente omofobo trovato, da uno dei volontari di AS, nel blog di Vaccaro, scritto e controfirmato dallo stesso.
Ci sembra inoltre doveroso ammettere, senza nessun timore di smentita e anche per chiarezza di informazione, che fu un nostro volontario a lanciare la proposta di tale iniziativa durante una delle diverse riunioni del gruppo AS, che fino a tale scoperta era un estimatore del blogger in questione.
Con questo nostro scritto non vogliamo assolutamente commentare e ne analizzare, per decenza, il post incriminato, ma semplicemente difendere e sostenere la scelta ovvia del gruppo AS di evitare di organizzare tale conferenza. Ci preme inoltre sottolineare che tale scelta è coerentemente e completamente in linea con il Manifesto Antispecista che qui riportiamo in piccola parte.
Pag. 5 del Manifesto Antispecista:
L’antispecismo è il movimento filosofico, politico e culturale che lotta contro lo specismo, l’antropocentrismo e l’ideologia del dominio veicolata dalla società umana. Come l’antirazzismo rifiuta la discriminazione arbitraria basata sulla presunzione dell’esistenza di razze umane, e l’antisessismo respinge la discriminazione basata sul sesso, così l’antispecismo respinge la discriminazione basata sulla specie……
Pag. 8 del Manifesto Antispecista:
L’antispecista, pertanto, non solo si batte per l’eliminazione delle discriminazioni dovute alle fittizie e strumentali barriere di specie innalzate dall’Umano per sottrarsi ai suoi doveri nei confronti della natura e delle altre specie, ma assume come elementi base il riconoscimento dei pieni diritti dell’Umano a prescindere da sesso, orientamento sessuale, condizioni fisiche e mentali, ceto, etnia, nazionalità etc. L’antispecismo deve essere considerato quindi una naturale evoluzione (e non una derivazione) del pensiero antirazzista, antisessista, antimilitarista e, pertanto, si trova in assoluta antitesi con visioni xenofobe e discriminatorie….
Già questo basterebbe per comprendere e sostenere la scelta di AS che comunque è stata anzitutto presa e dettata dal buon senso e dalla ragione dei volontari, a cui noi abbiamo e diamo ancora tutto il nostro sostegno, in virtù del fatto che sono come noi, ed insieme a noi, persone che si impegnano nell’organizzazione di eventi che servono per la divulgazione del pensiero Antispecista, dell’alimentazione vegan, dell’animalismo. Anteponendo l’attivismo a molti impegni personali, e spendendo il proprio tempo ed il proprio denaro.
Durante questi incontri, quando possibile, si raccolgono delle offerte dalle persone che vi partecipano, preparando degustazioni vegan oppure offrendo qualche simpatica spilla in cambio di qualche soldo che poi si cerca di utilizzare con il massimo criterio possibile, in base alle priorità soprattutto per aiutare chi non può difendersi da solo, come appunto gli animali.
Per rispetto anche alle persone che fanno queste donazioni, troviamo sia logico ma soprattutto giusto non spendere quei soldi per pagare una persona che pubblicamente ed in maniera esplicita discrimina gli altri. Nessuno e tanto meno noi ha la verità in tasca ma crediamo che con tale decisione si sia evitato di infangare con un pensiero fortemente discriminatorio, come  quello omofobo, l’operato di tanti volontari che danno l’anima per quello in cui credono.
Concludiamo dicendo che crediamo fortemente che le critiche non costruttive siano sempre deleterie e controproducenti alla causa animalista ed antispecista. A maggior ragione se queste stesse critiche vengono da persone che dicono di essere vegan ed antispeciste. Ed in ultimo siamo convinti che queste stesse persone, che non fanno parte ne del gruppo Antispecismo Sassari e ne del gruppo Terrestri, possano attivarsi lecitamente, come è stato fatto qualche mese fa nella città di Cagliari, ed organizzare loro tale conferenza.

Monstanto = OGM = Morte

di Pier Mauro Marras

Cari terrestri, dopo aver letto l’articolo degli amici del "Gruppo di intervento Giuridico" (GrIG) intitolato La Corte di Giustizia europea apre alle coltivazioni OGM ho sentito il desiderio di riportarlo per combattere questa situazione che ci sta uccidendo da anni. Intanto vi consiglio l’iscrizione alla newsletter del GrIG, per diversi motivi, anzitutto perché molto di quello di cui scrivono viene detto da pochi se non da nessuno, non hanno nessun tipo di bavaglio, sono ambientalisti senza secondi fini, danno consigli ed aiuti a chi fa del bene per l’ambiente o che almeno ci prova, perché sono sardi come gran parte di noi, perché provano a cambiare le cose, perché lottano contro chi vuole abusare del pianeta e della nostra salute.
La notizia che riportano oggi è nuova ma solo in parte, la Monsanto ormai è da anni che detta legge su tutte le coltivazioni mondiali e ci impone, senza che la maggioranza delle persone lo sappia, di mangiare quello che vogliono loro.
Hanno il controllo su la maggior parte, se non tutte, le semenze al mondo, si introducono nei governi e li manipolano a loro piacimento e chi si oppone ha vita breve. Molto probabilmente sono i creatori della celiachia che si conosce da quando esistono le colture OGM. In America molti degli agricoltori sono stati letteralmente fatti fuori perché provavano a coltivare o conservare le loro semenze, perché provavano ad opporsi ai loro diktat. Credetemi le mie parole e la mia memoria non bastano per descrivere lo scempio che questa lurida multinazionale sta facendo al pianeta ed a tutti i suoi abitanti. A quanto si evince dall’articolo, ora sono dentro anche all’Unione Europea (o da ora lo sappiamo noi) e riusciranno anche ad entrare e far coltivare il loro Organismi Geneticamente Modificati anche nel nostro territorio, con la compiacenza di agricoltori a cui non frega niente di quello che vendono e di cosa provoca. Certo, mi direte, in Italia non possiamo coltivare OGM ma la mangiamo nei prodotti importati dagli altri stati! Purtroppo è vero, come è vero che possiamo anche fidarci poco degli alimenti Biologici, come si evince dai vari scandali anche recenti che vedono coinvolte anche aziende sarde. Però possiamo combattere questa multinazionale e tutte le altre senza il bisogno di aspettare nessuna legge o nessun governo, tanto meno l’Unione Europea. Intanto bisogna prendere coscienza del fatto che se esistono gli OGM non è perché le coltivazioni non bastano per gli esseri umani, ma semplicemente perché le coltivazioni non bastano per nutrire miliardi di animali da terraferma che poi verranno trasformati in cibo. Poveri animali “condannati a vita” e poi a morte che costano dieci volte tanto come spreco di risorse, lo dimostra il solo fatto che allevare animali sia un lavoro in perdita. Infatti senza le sovvenzioni statali nessun allevatore riuscirebbe a mandare avanti la propria azienda. Non crediate che sia per via delle troppe tasse come fanno dire a loro, li hanno convinti a dire menzogne facendogli dimenticare la verità. Per farvi capire vi riporto un estratto dal video “Impatto ambientale delle scelte alimentari” dell’associazione “AgireOra” (altra associazione a cui consiglio di iscriversi alle news) che spiega molto chiaramente il problema:

Le sovvenzioni pubbliche agli allevamenti
I costi reali della produzione e del consumo di cibo animale (carne, pesce, latte, uova) sono molto più alti dei prezzi di vendita dei prodotti; questi costi infatti non vengono mai conteggiati. Andrebbe invece fatto un calcolo monetario del costo dell'impatto sull'ambiente e sulla salute che essi hanno, e questo costo dovrebbe essere "internalizzato", vale a dire, chi sceglie di produrre e di consumare cibi animali dovrebbe pagarne l'intero costo reale. Infatti, visti i gravi effetti collaterali degli attuali consumi di cibi animali, la cosa più sensata da fare, per l'Unione Europea e i singoli Stati membri sarebbe disincentivarne il consumo. Al contrario, non solo questi costi non vengono conteggiati, ma l'UE sostiene l'industria zootecnica con miliardi di euro ogni anno, attraverso varie forme di supporto. Una gran parte dei sussidi va a sostenere la coltivazione di mangimi per animali, ma una buona parte va anche a sostenere direttamente i prodotti animali.
Ci sono due tipi di sussidi che vengono assegnati. I "sussidi diretti" agli allevatori vengono pagati a chi possiede un certo tipo di animale o che produce un certo prodotto animale. E poi vi sono i sussidi chiamati "interventi" che consistono appunto in un intervento dell'UE volto ad assicurare che ci sia sufficiente domanda di un determinato prodotto animale. I tipi di intervento possono consistere in:
- dare aiuti finanziari per l'esportazione di un dato prodotto fuori dall'UE;
- comprare e stoccare il surplus di un dato prodotto a un prezzo garantito, in modo che al produttore sia garantito un guadagno certo;
- sostegno al marketing di vari prodotti animali, in modo che aumentino le vendite di quel prodotto (per esempio tramite campagne pubblicitarie, ma non solo).
Oltre a tutto questo, quando accadono epidemie o altri gravi problemi di ordine sanitario (BSE, influenza aviaria, febbre suina, ecc.), gli allevatori vengono profumatamente risarciti, quando invece i problemi nascono proprio a causa dei metodi stessi di allevamento. Possiamo infatti definire questi problemi sanitari come "patologie da maltrattamento" in quanto sono tutte dovute ai metodi usati negli allevamenti industriali, che hanno come scopo solo il profitto ed ignorano il benessere degli animali. Paradossalmente, i colpevoli di questo stato di cose vengono premiati anziché essere puniti.
Nel 1999 il 23% della spesa annua dell'Unione Europea è stata destinata a sovvenzioni al settore zootecnico (carne e latte), a cui va aggiunta una buona parte del 44,2% del sostegno alle coltivazioni, destinate soprattutto al consumo animale (cereali, semi oleosi, proteaginose). Dati più recenti ci dicono che il totale degli interventi dell'UE e dei sussidi diretti all'industria zootecnica nel 2007 è di circa tre miliardi e mezzo di euro (dal dossier "The livestock industry and climate - EU makes bad worse", compilato dall'allora europarlamentare svedese Jens Holm).
In pratica, il guadagno di allevatori e agricoltori deriva solo dalle sovvenzioni, cioè dalle tasse dei cittadini: infatti nell'industria il guadagno è mediamente del 30% sul Prodotto Lordo Vendibile, e le sovvenzioni ad allevatori e agricoltori superano questa cifra. Questa situazione non è accettabile, un'industria non può esistere solo grazie alle sovvenzioni pubbliche. Oltretutto, le sovvenzioni sono distribuite "a pioggia", non in modo ragionato, e questo porta ancora una volta i grandi produttori, e non i piccoli, ad avvantaggiarsi.

Detto questo, sembrerebbe quasi di essere usciti fuori discussione, ma invece non è cosi, il tutto è legato a doppio filo con multinazionali come la Monsanto ed essa lo sa benissimo, dico “essa” in maniera impersonale perché una multinazionale non ha mai dietro una persona fisica, è un elemento giuridico in cui nessuno paga mai con la detenzione per il danno che combina, pagano solo in termini monetari e le poche multe anche milionarie, non sfiorano minimamente i loro bilanci, anzi per loro sono piccole spese già preventivate.
Dovremmo prendere coscienza di tutto questo, dovremmo smettere come tanti abbiamo già fatto, di mangiare prodotti animali, sia per il benessere animale, sia per il nostro benessere, per non togliere il cibo e l’acqua alla maggior parte delle persone nel pianeta. La fame nel mondo esiste semplicemente per questo motivo, perché la minoranza del pianeta mangia prodotti animali, carne, pesce, latte e uova ci stanno lentamente distruggendo. Sono deleterie per la nostra salute, o per caso non vi siete accorti delle percentuali di obesità delle persone? Dei bambini obesi e sovrappeso? Non vi siete accorti dello sviluppo prematuro dei bambini? Mestruazioni dai sei anni di età, diabete, cancro? Da dove credete che derivino? Dall’inquinamento dell’aria? Certo, forse per il 5% ma non oltre. Non saranno per caso dagli ormoni che danno agli animali per produrre di più è più velocemente? Un pollo vi arriva nel piatto dopo 30 giorni, un animali che in natura vivrebbe oltre i dieci anni? Non ci avevate mai pensato? Lo dico e lo ripeto sempre a costo di sfondare una porta aperta, di sfiorare il ridicolo e di sembrare pazzo, non mi importa, perché so benissimo che il pazzo non sono io che vi piaccia o no.
Fate delle scelte individuali concrete, smettete di mangiare prodotti animali, anche gli allevatori si adegueranno cambiando mestiere, hanno i terreni e inizieranno a coltivarli per noi. Cercate di comprare la maggioranza del vostro cibo dal coltivatore o da un rivenditore/negozio di fiducia. Leggete le etichette dei prodotti che acquistate, so che non riportano tutta la verità ma almeno in parte potete scegliere cosa finanziare. Acquistate prodotti biologici, vi renderete presto conto che non mangiando prodotti animali la spesa vi costerà molto meno e ci guadagnerete tanto in salute. Sarete meno nervosi, sarete più gioiosi, sarete più magri e forti e soprattutto combattereste contro la Monsanto e contro tutte le altre multinazionali che pensano solo al loro profitto, Coca Cola, Nestlè, Unilever, Mc Donald’s, Procter & Gamble e la lista è ancora lunghissima. Tutti noi abbiamo in mano il nostro destino, smettiamola di mangiare il nostro pianeta e con esso la morte di un altro essere vivente. Smettiamo di essere i mandanti dello sterminio di povere vittime innocenti che non sono cibo. Si può essere il cambiamento se solo lo si vuole. Non ci sono scuse, nessuna. Se non volete cambiare è solo colpa vostra e di nessun altro. Non dite che non potete smettere accusando gli altri, se non lo fate è solo una vostra responsabilità. Se non lo volete fare per voi stessi fatelo almeno per i vostri figli, perché loro abbiano un futuro. Perché crescano sani, eliminando anche tutte le medicine. Considerate anche il fatto che nei prodotti animali ci sono altissime percentuali di antibiotici che vengono loro somministrati perché  soffrono di tantissime patologie rinchiusi in spazi angusti, ammassati gli uni agli altri. La Monsanto e tutte le altre multinazionali della morte avranno vita breve, e voi non sarete più complici. Non possiamo smettere di usare l’auto forse, non possiamo smettere di usare totalmente la plastica, non possiamo smettere di usare il telefonino, non possiamo smettere di fare tante altre cose che fanno male ma che sono per cosi dire “indispensabili” tra virgolette, ma possiamo fare la scelta individuale più potente al mondo, quella del cibo. Basta solo volerlo ed il resto verrà da se più semplicemente di quanto crediate, basta provare.
Siate il cambiamento che vorreste vedere nel mondo.*
C’è ancora tanto da dire e da sapere, per chi vuole altre informazioni può visitare la pagina del nostro sito Terrestrionline dove troverà tanti link utili.

* Frase di Mohandas Karmchand Gandhi

26-06-2013
 

La figura del supervegan e la sua controproduttività alla causa

Queste quattro righe vogliono portare alla vostra attenzione la figura del supervegan in modo più o meno ironico. Dico più o meno perché si tratta di una figura caricaturale, una macchietta le cui prese di posizione sono (quasi) sempre ridicole al punto da suscitare ilarità, ma anche un minimo di preoccupazione in chi pensa che potrebbero essere inutili, o peggio, deleterie alla causa eco – animalista. Ma partiamo con ordine, chi è questo strano figuro che mi sono permesso di battezzare supervegan? A questo nome va associata la figura di quelle persone che, senza neanche saper bene che cosa significhi, hanno deciso di abbracciare la scelta vegan, probabilmente per moda, o forse per sentirsi parte di qualcosa, oppure dopo aver visto i servizi televisivi su Green Hill, o chissà per quale altro motivo. Molti di voi diranno “E allora? L’importante è che ci sia stato il risveglio di coscienza che ha portato l’individuo a maturare tale decisione!!!!” D’accordissimo, rispondo io, a tutti è successo più o meno così. Non a tutti però è successo che il passo successivo a tale “illuminazione”, sia stata l’autoproclamazione ad  onnisciente essere superiore, in possesso di tutte le verità umane e non. Unico e sommo detentore della verità suprema!
Dai, so che molti di voi hanno già capito a che tipo di losco figuro mi stia riferendo. Su, dai, il supervegan!!!! Quello che inviti ad un’incontro vegan e chiede a tutti quelli che hanno cucinato quali siano gli ingredienti dei piatti! Marca, provenienza, se bio o non, se integrali o non, data, luogo di produzione e di scadenza!!!!
Quello che inviti a casa tua per uno spuntino, e con la scusa di lavarsi le mani entra nel tuo bagno e fruga dappertutto in cerca, che so, di uno shampo o di un dentifricio senza il coniglietto sull’etichetta, per poterti esporre alla gogna pubblica come un traditore ed un pro-vivisezionista!
Il supervegan è quello che, ignaro del fatto che tu sia vegan anni e anni prima di lui, viene a farti lezioni di etica e che ti rimprovera perché hai una macchina diesel, e quindi altamente inquinante!
Il supervegan è quello che, da quando ha fatto la sua scelta, non condivide più la tavola con amici e familiari onnivori! Il supervegan è, ed ora il discorso si fa un po più serio, quello che ha dimenticato che alla base del suo pensiero sta la tolleranza! E’ quello che, cercando di fare “proselitismo” in maniera violenta e arrogante, altro non fa che allontanare la gente, quasi giustificando coloro che ci considerano dei pazzi estremisti. So bene che per noi tutti è estremismo cibarsi, dissetarsi, curarsi e vestirsi della vita e delle sofferenze di creature che hanno il nostro stesso diritto di esistere, ma veramente i metodi adottati dal supervegan possono avvicinare le persone al nostro modo di vivere? Tanti anni fa, quando a parlare di veganesimo eravamo in pochissimi, almeno qui in Sardegna, questi toni altezzosi e arroganti non esistevano! Eppure allora si che eravamo visti come degli extraterrestri! E ora che dovrei essere felice del fatto che il numero di vegan in Sardegna, in Italia, nel mondo, sta crescendo giorno dopo giorno, mi ritrovo quotidianamente a leggere su internet di guerre tra vegan e vegetariani, di maledizioni in stile fatwa lanciate dai vegan verso gli onnivori! Ma perché piuttosto non ci rapportiamo in maniera più modesta, civile ed amichevole (per quanto possibile, perché so bene quanto possono essere altrettanto ottusi quelli che la pensano diversamente da noi) verso i non-veg? Sono sicuro, e ne ho avuto la prova diverse volte, che avremmo maggiori e migliori risultati. Non so, forse è una cosa ciclica, magari passato il tempo della rabbia incontrollata si arriva poi a ragionare in maniera più costruttiva, però ci pensate a quanta energia si spreca serbando rancore e attaccando gli altri ogni giorno, in continuazione, piuttosto che spiegare le nostre ragioni con tutta la calma e la tranquillità che ci dovrebbe differenziare dagli altri? Che poi, non dimentichiamo che quegli altri non sono solo quelli che bombardiamo di insulti e di giudizi su facebook, ma spesso sono i nostri genitori, i nostri fratelli, molti dei nostri amici. Tutta gente che magari non la pensa come noi ma a cui vogliamo bene! Insomma, per concludere, non dimentichiamo che alla base di ciò in cui crediamo, sta il rispetto, il confronto e la tolleranza. Sono convinto che riusciremo a cambiare il mondo molto più di come potremo fare con la violenza e l’odio.         

Terrestre E.

Perché l’ A.N.A.S si ostina ad utilizzare il diserbo chimico quando ormai si è consapevoli dei danni che questo produce alla salute degli ecosistemi ed a quella dell’uomo?

di Mirko Piras

Questa è la domanda che mi pongo da un paio di anni, da quando, passeggiando in bici lungo alcune strade statali dell’Anglona, ho smesso di vedere le orchidee crescere nelle cunette stradali e sulle scarpate che le sovrastano; non poter più vedere le splendide fioriture di queste e di altre piante che caparbiamente crescono in questi luoghi di nessuno è veramente una grande perdita, non solo per gli occhi. La cosa drammatica, però , sta nel fatto che questo è solo uno dei molteplici effetti sull’ambiente di questa pratica pericolosa.
Nonostante le rassicurazioni che i produttori di diserbanti forniscono riguardo la pericolosità dei loro prodotti, i cui nomi commerciali sono alquanto fantasiosi e rassicuranti, non mancano i risultati che, al contrario, ne mettono in luce la pericolosità. I danni diretti causati dagli erbicidi contenenti glifosate (brevetto Monsanto scaduto una decina di anni fa), principio attivo maggiormente utilizzato, riguardano sia la fauna e la flora selvatica che noi uomini; due recenti studi dimostrano gli effetti letali dei diserbanti sugli anfibi (1) e su come l’erbicida induca modificazioni morfologiche in questi vertebrati (2), risultando tra i principali responsabili della loro drastica diminuzione in natura. Preoccupanti sono inoltre i risultati degli studi che evidenziano la tossicità sulle cellule della placenta dei prodotti a base di glifosate anche a dosi più basse della comune diluizione a scopo agricolo (3); è stata inoltre osservata la correlazione con malattie tumorali del tipo linfomi non-Hodgkin .
Va inoltre detto che, chi effettua le operazioni di diserbo, non tiene minimamente in considerazione il fatto che, durante lo spostamento del bestiame (cosa non certo rara nell’isola), nel periodo di tempo che intercorre dal momento in cui viene effettuato il trattamento a quello del disseccamento delle piante (visibile dall’ingiallimento di tutta la parte aerea), c’è un’alta probabilità che l’erba venga brucata dagli animali, creando non pochi problemi alla loro salute ed a quella degli uomini che utilizzano i loro prodotti come cibo. Questo atteggiamento di sufficienza è visibile a tutti o, meglio, non lo è , nel senso che nessuno ha mai osservato un cartello che riportasse la data del diserbo e il principio attivo del prodotto utilizzato.
A conferma della permanenza degli erbicidi nell’ambiente ci sono i risultati delle analisi delle acque superficiali effettuate dall’ISPRA (Istituto  Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale del Ministero dell’Ambiente) nel 2008, dai quali emerge una contaminazione diffusa da parte del glifosate e del suo metabolita AMPA (acido aminometilfosfonico).
Insomma, ce ne sarebbe abbastanza per bandirlo, ma questi sono solo gli effetti diretti, esistono però anche degli effetti indiretti che non vanno assolutamente sottovalutati:
la vegetazione delle cunette svolge un’azione fitodepurativa dagli inquinanti prodotti dal transito dei veicoli (prodotti dell’usura degli pneumatici,  dei freni, ecc.) che con la pioggia vanno a finire proprio in questi canali e, in assenza di un “filtraggio” da parte della vegetazione e di un suolo in salute,  vengono trasportati tali e quali nei ruscelli o nelle falde (e, viste le auto che circolano nelle strade, uno dei posti in cui la vegetazione è fondamentale, è proprio la cunetta);
gli erbicidi compromettono la stabilità delle scarpate su cui vengono impiegati, dato che, in assenza di radici, queste sono soggette ad erosione e frane, richiedendo l’intervento di mezzi per la rimozione della terra dalle strade; la vegetazione, utilizzando l’anidride carbonica nel processo fotosintetico, riduce l’effetto serra, lasciare lingue di terra nuda lunghe decine e decine di Km, non giova di certo al nostro clima;
Il diserbo chimico favorisce piante come la parietaria ed alcune annuali i cui pollini sono fortemente allergenici; le spontanee presenti lungo i margini stradali sono fonte di cibo per insetti ed altri animali utili anche negli ecosistemi agrari; A tutto questo si somma l’impatto estetico devastante, vedere la vegetazione ingiallire durante la primavera o l’autunno, quando tutto intorno è verde e pieno di vita, non è solo triste, ma deprimente, soprattutto per chi svolge attività all’aria aperta, che si trova a sommare la frustrazione per tale desolazione alle preoccupazioni per la salute, fattori che fanno perdere il fascino associato a queste attività. Insomma, alla fine, vale realmente la pena utilizzare questi prodotti, quando gli unici a trarre vantaggio dal loro utilizzo sono le multinazionali che li commerciano? Gli operatori sono al corrente dei rischi che corrono impiegando questi prodotti? Ed i cittadini? Se non si tratta di diserbanti a base di glifosate (il più diffuso negli erbicidi commercializzati), cosa contengono i diserbanti utilizzati dall’ANAS ?
Se si trattasse di questo sarebbe sufficiente dare uno sguardo alla scheda di sicurezza dei prodotti che lo contengono per comprendere che si tratta di una sostanza estremamente pericolosa e che le motivazioni addotte da chi lo utilizza, del tipo “quando finisce sul terreno diventa concime”, sono a dir poco assurde in quanto, sul terreno, dopo l’utilizzo di un diserbante non selettivo, di radici vive che possano utilizzarne gli eventuali metaboliti ne rimangono ben poche.
Per queste ragioni è doveroso contrastare questa pratica come singoli cittadini in diversi modi, magari pressando anche le amministrazioni comunali affinché trovino degli strumenti per non far utilizzare nel proprio territorio questi prodotti e, perché no, far si che il corpo forestale si interessi all’argomento.


(1) RELYEA R.A., 2005 – The lethal impact of Roundup on acquatic and terrestrial amphibians. Ecological Applications, 15(4): 1118–1124;

(2) RELYEA R.A., 2012-  New effects of Roundup on amphibians: Predators reduce herbicide mortality; herbicides induce antipredator morphology.
(3) Differential Effects of Glyphosate and Roundup on Human Placental Cells and Aromatase. S. Richard, S. Moslemi, H.Sipahutar, N. Benachour, and G.-E. Seralini - Laboratoire de Biochimie et Biologie Moleculaire,USC-INCRA, Université de Caen, Caen, France. Environmental Health Perspectives, Vol. 113/6,June 2005: 716-720

Non si può “cacciare” il cacciatore.

di Pier Mauro Marras

La domenica, ognuno di noi cerca di trovare riposo dalle fatiche della settimana, nella tranquillità della propria casa o dilettandosi in qualche hobby o perdita di tempo che sia. Alcuni, per fortuna pochi, decidono di imbracciare un’arma ed andare ad uccidere vittime innocenti per esaltare il proprio ego, disturbando la quiete ed anche la pubblica sicurezza altrui.
Questo è accaduto domenica 16 dicembre nelle vicinanze della mia abitazione. Un branco di bipedi della mia stessa specie, ma con evidente mancanza di rispetto verso il prossimo e con scarso livello celebrale, hanno deciso di pianificare e mettere in atto una battuta di caccia, al molto più intelligente ed utile Cinghiale. Con intorno, a fare da scenario secondo loro, le case di civile abitazione ed a ridosso della linea ferroviaria Sassari/Cagliari.
Un luogo dove abitualmente, e non di meno il fine settimana, la gente viene a farsi la passeggiata con il cane o con gli amici, per fare un po’ di moto o per farsi una semplice e serena chiacchierata.
Ore 9 del mattino, apro le finestre della mia casa, che si trova costruita intorno agli olivi ma che è facilmente visibile dalla strada che hanno percorso gli homo poco sapiens per arrivare al luogo dove compiere l’ennesimo massacro.
Non appena spalanco le finestre inizio a sentire le prime fucilate esplose dai “geni” del male, come se quelle non bastassero, delle urla che sapevano poco di umano e molto di pericolosi cacciatori armati e pronti ad uccidere chiunque gli si pari davanti.
Dopo aver sentito le “belle” notizie delle ultime settimane in cui diversi di loro si sono sterminati a vicenda, a volte anche insieme ai propri figli, ho deciso di fare l’ennesima chiamata al Corpo Forestale. Dico ennesima, perché quasi ogni anno ho problemi con questi disumani, e mai nessuno è intervenuto, non solo della forestale, ma bensì anche della Polizia e dei Carabinieri.
Ma torniamo a noi. Ore 9 e 16 risponde alla chiamata una guardia forestale di Cagliari che mi chiede qualche informazione. Faccio presente che forse non stanno tenendo la distanza dei 150 mt dalla mia abitazione, e che molto probabilmente la gittata delle loro armi è sicuramente superiore a questa distanza perché trattasi di fucili per caccia grossa. Continuo dicendo che ho letto questo nel sito delle “Vittime della caccia”, e cioè che la loro distanza dovrebbe essere una volta e mezza la gittata dei loro fucili, ed inoltre che devono stare lontani da strade e ferrovie. Lui insiste che non esiste nessuna norma del genere. Chi avrà ragione? Non lo so, fatto sta che il male (la caccia o morte) trionfa sempre sul bene (la vita). Ad ogni modo mi pare strano che si possa cacciare di fianco ai binari, comunque….
Fatta la chiamata, attendo con ansia il loro intervento, e nel frattempo mi avvio a piedi per prendere la targa della loro auto. Mentre mi avvicino all’auto incrocio uno di loro con il fucile in spalla, proprio nella strada asfaltata che porta a casa mia ed a circa 100 mt di distanza da essa. Lo scruto con sguardo carico di odio e lui mi guarda come meravigliato che io fossi li, mi saluta ed io non proferisco parola. Lo so sono il solito maleducato, ma è più forte di me, non riesco a salutare un assassino di animali. Fatta la foto della targa, ritorno a casa.
Ore 11, ricevo una chiamata sul cellulare a cui non faccio a tempo a rispondere. Dopo giusto un minuto prendo il telefono, noto la chiamata ed immediatamente richiamo, ma nessuno risponde.
Ore 13 e 15, richiamo il 1515 e mi risponde la stessa guardia delle 9 del mattino. Lo informo che nessuno è intervenuto e lui molto cortesemente mi dice che contatta i suoi colleghi e mi fa sapere quanto prima. Infatti, mi richiama dopo qualche minuto facendomi presente che sono intervenuti e che hanno provato anche a chiamarmi. Gli dico che purtroppo non ho visto la chiamata ma che proprio un minuto dopo, ho richiamato ma non ha risposto nessuno, e che comunque mi trovavo a ridosso della strada per tutta la mattina e non è passata nessuna auto delle Forestale, e non v’è altra via d’accesso.
Lui non sa che dirmi a tal proposito, allora lo saluto e lo ringrazio.
Questo è quanto.
I cacciatori hanno continuato incontrastati la loro sanguinosa domenica, a dispetto degli animali e delle persone civili che sono passate passeggiando, che ho personalmente messo in guardia dal pericolo che stavano correndo passando vicino alla battuta.
Ho anche sentito una di queste signore che chiedeva al cacciatore in posta sulla strada asfaltata, se fossero al sicuro a passare di la, ovviamente lui con grande faccia tosta le ha risposto: “Non ha niente da temere. Stia tranquilla signora, passi pure.” A dir poco encomiabile.
Ad ogni modo questo mio racconto vuole far capire a tanti, almeno a quelli che hanno un cuore con un po’ di empatia ed una testa che ragiona, che non è solo il cinghiale che non viene tutelato durante una battuta di caccia, ma anche le persone e la loro pubblica sicurezza, questo con il benestare delle varie forze dell’ordine.
Ripensandoci su mi sono fatto un’idea di come siano andate le cose, non per partito preso sia chiaro, semplicemente constatando i fatti. Ed il vedere, per svariate volte, l’auto della Forestale parcheggiata insieme a tante altre, davanti alla casa dove fanno gli spuntini i cacciatori della zona, che a loro volta fanno parte della compagnia Barracellare, non lascia molto spazio all’immaginazione.
Detto questo, credo non ci sia nulla da spiegare. Vorrei aggiungere che d’ora in poi mi impegnerò ad immortalare queste belle feste, o strani funerali dove si consuma il defunto.
D’altronde si sa, con le armi ci si intende. Per forza.
Non oso immaginare il tasso alcolico, quando al pomeriggio, riprendono la battuta di caccia. Chissà chi farà dei controlli in questo senso.
Non abbiamo niente da temere, passiamo pure….. Stiamo tranquilli.

Resoconto conferenza: L'impatto ambientale (e sociale) delle nostre scelte alimentari.

Tenuta ad Usini (SS) il 7 luglio 2012

di Pier Mauro Marras

Siamo stati invitati da un gruppo di ragazzi che si impegnano da qualche anno nel divulgare vari temi ambientali per portarli a conoscenza dei meno informati. Alcuni ragazzi di questo gruppo, hanno già fatto la scelta vegan dopo esserci conosciuti l'anno scorso in occasione dello stesso evento, in cui abbiamo preparato una cena vegan. Di conseguenza, quest'anno ci hanno chiesto anche di parlare dell'impatto che hanno gli allevamenti sull'ambiente e spiegare che cosa si può cambiare facendo la scelta vegan.

Ad aprire la serata è stata una esponente regionale dell'Aiab (Associazione Italiana Agricoltura Biologica), che ha parlato di agricoltura biologica in generale e dei problemi che si incontrano in Italia. Durante il suo discorso la relatrice ha fatto notare il motivo per cui il governo italiano ed anche gli altri nel resto del mondo, non siano molto propensi a sostenere questo tipo di colture, asserendo che essi propendono sempre per la monocoltura con l'uso di pesticidi per via degli inceneritori a biomassa ecc.ecc. Questo per noi (che abbiamo parlato dopo di lei) è stato un ottimo spunto per collegare il nostro discorso al suo, facendo notare quanto lei forse non sapeva o ignorava fino a quel momento, che la monocoltura per i vari governi è anche, e soprattutto, indispensabile per dare da mangiare a tanti animali chiusi in gabbia, pronti a diventare cibo solo per "alcuni" eletti in tutto il pianeta Terra mentre gli altri muoiono di fame.

Mentre parlavamo, notavamo le faccie incredule di tante persone che ci guardavano come si guarderebbe un marziano, ed ancora non avevamo parlato di veganismo, quindi figuratevi...

Abbiamo spiegato perché gli animali sono "fabbriche di proteine alla rovescia", abbiamo spiegato quanto impattano gli allevamenti sull'ambiente con lo spreco di terreni fertili, inquinamento delle falde acquifere, spreco abnorme di acqua, effetto serra, deforestazione, fame nel mondo, finanziamenti pubblici dell'U.E. agli allevatori; infine abbiamo proiettato il breve filmato intitolato "Vegan, per le persone, per il pianeta, per gli animali" che riassume un po' il tutto, inserendo meglio nel discorso la scelta vegan.

A seguire c'è stato un dibattito in cui alcuni ragazzi giovanissimi hanno fatto delle domande che lasciano presupporre che fossero davvero interessati, ad esempio: Ma allora non è vero che dobbiamo mangiare la carne? Non è vero che sono indispensabili le proteine animali? Il latte comunque non fa male? Ma nella dieta vegan ci sono carenze di qualche vitamina? Ecc. ecc.

Ovviamente queste sono le principali domande che fa chi è stato abituato, o se vogliamo costretto, ad una dieta onnivora dalla nascita, e non ha mai saputo cosa c'è dietro, perché nessuno lo dice mai, e seppure lo fa, non offre una soluzione al problema.

Insomma, abbiamo discusso molto serenamente, l'interesse e la curiosità erano davvero tanti, inoltre sono intervenute anche alcune persone vegan presenti come pubblico, che hanno fatto notare di essere vegan da diversi anni, chi da 8 e chi da 20, dimostrando tutte le falsità che girano intorno al nostro modo di vivere etico. C'erano bambini di genitori vegan, cresciuti vegetariani o vegan fin dalla nascita sempre a sfatare questi miti creati ad arte dalle lobby della carne, a svergognare le centinaia di pubblicità che in tv elogiano una dieta a base di prodotti e secrezioni animali.

Durante il dibattito, l'argomento si è spostato dall'ambiente alla salute, fino ad arrivare agli animali che sono le vere vittime di questa società moderna, guidata nella direzione sbagliata da tutti i media e le solite lobby che dettano legge più di chi in realtà dovrebbe farlo.

A fine serata, i presenti sono stati tutti invitati a consumare una splendida cena vegan con diverse pietanze e tanti dolci preparati molto amorevolmente da alcuni di noi. Cena che come sempre ha riscosso tantissimi complimenti da tutti i commensali.

Abbiamo lasciato i riferimenti del nostro sito e dei vari siti collegati ad AgireOra ed inoltre le persone hanno fatto anche razzia dei depliant, sempre di AgireOra, che avevamo esposto.

Siamo molto fieri e soddisfatti del lavoro svolto e continueremo su questa strada. C'è bisogno di un forte cambiamento e dobbiamo essere in tanti a metterlo in atto. La scelta vegan non può e non deve essere una scelta egoistica, non vogliamo e non dobbiamo mai stancarci di divulgarla agli altri e portarli a conoscenza della realtà dei fatti. Una volta che poi sanno come stanno realmente le cose, possono scegliere consapevolmente il proprio modo di vivere e di nutrirsi. Non possiamo restare impassibili e poi arrabbiarci pretendendo un cambiamento dagli altri. Dobbiamo ad ogni costo tracciare un cammino per un mondo migliore, per noi, per gli altri e per le nuove generazioni, facendo capire che il futuro per tutti è solo vegan.

Girotonno. Festa all'estinzione.

di Pier Mauro Marras

Come ogni anno si rinnova anche quest'anno la macabra tradizione che si gioca sull'estinzione del Tonno Rosso. Il “Girotonno” giunto alla sua decima edizione,  vorremmo sperare sia anche l'ultima, che combacia proprio con i più reali studi fatti da diversi enti ed organizzazioni sull'estinzione di questo splendido predatore che ne danno come ultimo anno della fine proprio il 2012.
Nel sito che pubblicizza la manifestazione si rammaricano di non festeggiarli ed onorarli in maniera confacente ad un compleanno così importante per via della condizione socio-economica del periodo, sia a livello globale che locale, tanto che non sono riusciti a prevedere nel programma (certo) la tradizionale mattanza, ma che dispiacere! Sarà mica perché è difficile trovarli? E da quando in qua festeggiare qualcuno coincide con l'ammazzarlo senza pietà?
Quale periodo migliore per andarlo a cacciare e depredare se non quello della riproduzione? Parliamo di un animale, almeno quello che arriva nel Mediterraneo dall'oceano Atlantico che “potrebbe” raggiungere, o raggiungeva, i 4 metri di lunghezza e pesare oltre 750 chili ma che negli ultimi anni per “proteggerlo” è stato determinato un limite di lunghezza (ridicolo) entro il quale esso può essere tranquillamente sterminato. Infatti il limite pare fissato proprio per garantirgli (passatemi questo orrendo termine) almeno un ciclo riproduttivo, sempre che l'uomo abbia fatto bene i suoi calcoli, infatti l'essere umano cerca sempre di studiare gli altri esseri viventi in funzione del proprio stomaco e non per il bene dei cosiddetti “diversi”. Chiunque abbia pinne al posto dei piedi, ali al posto della braccia, zampe al posto delle gambe, becco al posto delle labbra non gode di nessuna fortuna e di nessun bravo santo ne in terra e ne in paradiso, ammesso che ne esista uno loro non hanno nemmeno quello. Ciò che  certamente esiste è l'egoismo dell'uomo, questo si, le religioni pare che servano solo a ripulire la sua coscienza dal sangue degli innocenti che viene versato quotidianamente.
Ma torniamo al povero Tonno Rosso, ridotto ad essere la vittima di questa  orrenda manifestazione chiamata con lo spregevole nome di “Girotonno”, esso dovrebbe raggiunge la maturità sessuale tra il quinto e l'ottavo anno d'età, quindi possiamo solo immaginare quanto sia limitata la sua possibilità di ripopolarsi. E' inutile che si parli di “tradizioni” visto che le si usano per nascondere un orrendo traffico con i più grandi consumatori di Tonni al mondo, i giapponesi, e alla loro “piccola” multinazionale chiamata Mitsubishi, nota ai più solo per essere una marca automobilistica come un'altra, gestisce quasi la metà del mercato globale del Tonno Rosso. Attualmente acquista, congela e conserva circa 20.000 tonnellate di Tonno Rosso all’anno ai fini di “investimento”, proprio così investono sull'estinzione di una specie. Questo nonostante il Tonno Rosso, essendo quasi all'apice della catena alimentare, contenga elevate quantità di mercurio oltre i livelli di sicurezza, ed il consumo frequente può portare ad una intossicazione da mercurio. Proprio i giapponesi dovrebbero sapere questo, visto che nel 1956 sono apparsi i primi casi di malattia di Minamata (dal nome dall'industria che riversava in mare ogni tipo di sostanza tossica in Giappone), malattia che causa una grave sindrome neurologica e malformazioni nei feti facendoli anche nascere in stato vegetativo.
Carloforte oltre che essere un luogo bellissimo, che ha da offrire molto di più che un aiuto all'estinzione di una specie, è già nota alla stampa per diverse catture di Tonni sotto misura negli scorsi anni. Sono state ridotte loro le quote di pesca proprio per lo stesso motivo, anche se i pescatori del posto se ne lamentano adducendo scuse campate in aria, la tremenda realtà è che i Tonni sono veramente pochi e tra non molto non ci saranno più.
Esiste un solo modo di protestare, molto più efficace di tutti gli altri che hanno fallito e continuano puntualmente a farlo. E si, ci hanno provato in tanti modi, i governi come la Svezia ed il Principato di Monaco, istituzioni come il CITES (Convention on International Trade in Endangered Species) che regolamenta il commercio delle specie a rischio di estinzione di flora e fauna selvatiche, organismi come l'ICCAT (International Commission for the Conservation of Atlantic Tunas) che dovrebbe controllare e regolare l’industria del tonno rosso e quella di pesce spada, marlin, pesce vela e dei pesci della famiglia degli sgombri che a volte viene definita la “Cospirazione Internazionale per la Cattura totale del Tonno” non hanno mai fatto nulla e mai faranno niente per porvi rimedio. L'Unione Europea che finanzia da anni questa sporca industria consentendo addirittura il miglioramento di alcune imbarcazioni, facendo continuare lo sterminio con il nuovo metodo di pesca, quello a circuizione che consente di pescare un branco intero in una solo volta.
Noi abbiamo da offrire l'unico ed infallibile modo per porre fine allo scempio,  lo stesso che consigliamo sempre, quello di non mangiare nessun essere vivente e senziente, evitando di essere complici di questo e di tutti gli stermini messi in atto nei secoli dal genere umano. Non siamo più uomini delle caverne, dovremo capire che possiamo vivere senza uccidere nessuno, è stato appurato ormai da migliaia di studi scientifici che si vive meglio e più a lungo con una alimentazione totalmente vegetale fin da bambini. Si cresce più lentamente, non si hanno sviluppi ormonali precoci, si annientano i rischi di malattie cardiache, si riducono i rischi di molti tipi di cancro come quello alla prostata, al retto e al seno che sono, come molti medici e case farmaceutiche non dicono, provocati dall'alimentazione a base di cibi carnei.
Per favore se avete un’anima non andate a questa macabra manifestazione giocata sull'estinzione di una specie vivente che non può difendersi da sola.
La forchetta è sempre l'arma più potente che ci sia, usiamola bene, mettete nel piatto qualcosa e non qualcuno vedrete che la cosa potrà giovare sia alla vittima che, suo malgrado, anche al carnefice.

28-05-2012

 

L'incubo di Darwin

di Francesco Mirabito

Viviamo un epoca sempre più eterogenea, sempre più facile avere accesso ad informazioni e contenuti. Internet è ormai eletta ad unica onnisciente fonte. Come la Chiesa però, composta da fragili uomini, ama definirsi “Santa e Peccatrice” così la sconfinata rete globale non è altro che un enorme contenitore riempito da chiunque.
Sulla rete oggi si può leggere, sentire e vedere praticamente tutto ed il suo diretto opposto, entrambi supportati da emeriti professori accreditati da questo o quel istituto o associazione. Ed è così che ancora una volta anche in rete viene fuori la Contradictio in adiecto di una possibile attività venatoria praticata da ambientalisti naturalisti, a questo punto ci aggiungerei anche, perché no, “animalisti”.
Io non vi parlerò di nessuna verità, ma più onestamente utilizzo questo media per condividere il mio pensiero che ritengo, almeno in riferimento alle questioni trattate si avvicini a quello di molti.
Nella mia vita, per fortuna ed intraprendenza ho avuto spesso la fortuna di trovarmi in luoghi in cui la mia presenza era l’unica fonte di disturbo antropico. Studiando, ascoltando ma principalmente osservando ho compreso che le dinamiche ecosistemiche sono talmente complesse che un semplice tentativo di schematizzazione risulta talmente opinabile che tutto ciò al quale ci si può avvicinare sono delle Teorie (insieme interconnesso di ipotesi), non di certo Teoremi come succede in altre più rigorose scienze. Nella storia recente, ahimè, spesso la presentazione di qualcuna di queste teorie ha ingenerato l’illusione di una totale comprensione di questo o quel ecosistema. L’arroganza derivata da questa illusoria comprensione ci ha portato ad attuare ogni forma di alterazione. Non basterebbe un intero corso universitario a descrivere compiutamente tutti i fallimenti e le funeste conseguenze, delle tecniche di controllo ambientale, uno tra tutti l’infelice futuro al quale abbiamo condannato il lago Vittoria. Nel Lago vi è in atto una delle più grandi estinzioni di massa attualmente in corso nel nostro pianeta. Questo perché negli anni 50 i coloni Inglesi, con lo scopo di incrementare la pesca commerciale, introdussero degli esemplari di Lates niloticus e di Oreochromis niloticus (Tilapia del Nilo). Questi pesci dall’atteggiamento predatorio e di dimensioni superiori a quelle dei predatori autoctoni hanno completamente sconvolto quell’ambiente acquatico, che era unico per le sue caratteristiche ecosistemiche ma soprattutto per l’elevato numero di endemismi. Oggi il secondo lago d’acqua dolce più esteso del globo, circa un terzo della superficie italiana è ridotto ad una cloaca anossica ricoperta d’alghe, elevato ad imperitura memoria dell’arroganza e dell’idiozia del genere umano.
Se torniamo nel nostro bel paese le cose di certo non vanno meglio, lo dimostra in modo esemplare il fatto che si parli ancora di conservazione mediante controllo, magari venatorio delle popolazioni. Per quanto riguarda gli ipotetici danni al territorio derivanti dall’auspicabile cessazione dell’attività venatoria bisogna essere chiari e smetterla di fare demagogia. In natura TUTTO tende all’equilibrio, anche i sistemi naturali alterati tendono ad un nuovo equilibrio, normalmente più forte è l’intensità dell’alterazione, meno complesso sarà lo scenario eco sistemico che riavvierà il normale ciclo di adattamenti naturali delle popolazioni all’ambiente e dell’ambiente alle popolazioni. Avere eliminato i predatori naturali degli ungulati dalle nostre montagne e valli, ed avere introdotto caprioli e camosci li dove naturalmente non vi erano, non autorizza nessuno ad eleggere le doppiette ad elemento caratterizzante di un già precario equilibrio. Ritengo, insomma, che l’unica vera forma di conservazione che dovremmo insegnare ai nostri figli sia il rispetto per ogni forma di vita, ognuna essenziale all’efficiente mantenimento di complicati equilibri ecosistemici, serbatoi di biodiversità e dunque arche per il futuro della vita. La conservazione, per definizione, non potrà mai essere attuata mediante metodi distruttivi, figuriamoci attraverso la violenza di una fucilata esplosa per Uccidere un essere vivente e così facendo strapparlo dal suo ruolo familiare come quello di una madre o sociale come una vecchia matriarca detentrice di un enorme conoscenza fondamentale al suo gruppo.
Che ognuno si prenda le proprie responsabilità, ognuno faccia un reale esame critico delle proprie azioni e delle conseguenze ambientali che ne derivano. Cioè non si può dichiarare di essere ambientalisti andando il sabato sera a ballare utilizzando un SUV di 5 litri o godendosi un divertente bagno estivo a bordo del proprio entrofuoribordo da 300 CV. Come non si può essere animalisti mangiando un’aragosta piuttosto che un maialino dei nebrodi. Figuriamoci imbracciando un fucile!
Esiste un universo di persone che interagisce giornalmente con gli ambienti selvaggi, per tantissimi motivi che vanno dalla ricerca scientifica al puro godimento personale, ciò che fa di loro dei veri ambientalisti non è il grado di conoscenza del territorio o delle dinamiche ecosistemiche che possiedono, ma il rispetto con il quale si muoveranno in quei luoghi che fortunatamente abbiamo precluso al nostro utilizzo esclusivo unitamente ad una profonda valutazione delle proprie scelte da consumatori.
In conclusione ritengo che il confronto referendario che si terrà a giugno in Piemonte oltre che essere ontologicamente massima espressione di democrazia, di per sé dunque inattaccabile, nella fattispecie sia un’incredibile opportunità per dimostrare l’esistenza di una grossa, grossissima fetta della popolazione (speriamo maggioritaria in Piemonte) che non ha e non vuole avere nulla a che fare con le doppiette e che anzi ritiene questa cultura violenta oltre che anacronistica e di certo non wilderness friendly.

Da spettatore a custode.

di Francesco Mirabito

La mia esperienza è stata costellata da piccoli grandi traguardi personali. Crescendo ho appreso che appena il dolce effimero aroma della soddisfazione svanisce, lascia il posto al confronto con le nuove responsabilità, derivate dal raggiungimento stesso del traguardo. Si insomma cercare di comprendere e confrontarsi continuamente con quel processo che è alla base dell’evoluzione dinamica che se applicato agli esseri viventi definiamo “Crescita”.
Se ci si allena, se non si perde mai l’abitudine ad essere critici, soprattutto con se stessi, se non si smarrisce la misura, non certo quella frutto di vetusti moralismi ma piuttosto quella derivante dalla coscienza del costo delle nostre azioni, allora si può avere la fortuna di avviare un circolo vizioso di buone cause, ed è allora che i nostri sogni cominciano a modificarsi e per incanto a realizzarsi.
Il mio percorso è da sempre intimamente plasmato dalla ricerca di un contatto, di un rapporto più consapevole con l’armonia di tutto ciò che ci circonda è soprattutto con tutto ciò che non è espressione diretta di una volontà antropica.
Ed è così che attraverso della semplice logica aristotelica e della pura osservazione è montata in me la necessità di conservazione.
Badate bene però che “conservazione” non è un bioparco, conservazione non è uno zoo o un delfinario, conservazione oggi ha una rilevanza talmente trasversale che attuarla definisce in sé una rivoluzione, personale e sociale.
Conservare significa garantire il rispetto delle necessità espresse dal nostro pianeta per sostenere la sua diversità. Conservare non significa congelare in freezer, conservare è garantire la sopravvivenza degli oceani, delle grandi foreste e con loro il nostro futuro.
Agli occhi di chi segue un reale percorso critico di analisi della condizione umana oggi, risulta evidente come qualsiasi ulteriore prospettiva di crescita del nostro modello sociale è pura utopia. Il sogno della nostra società si sta sgretolando attaccato alla base dalla sofferenza programmata che alimenta il nostro sistema. Non può avere futuro un sistema che continua a  proporre squisite meraviglie culinarie al costo di indicibili eccidi ambientali.
Queste sintetiche osservazioni sono i ceppi che alimentano in me una potente fiamma che arde solidale a chi è privo di difesa, a tutte le creature alle quali abbiamo sottratto ogni diritto . Questo è lo scenario nel quale è germogliato in me il seme della coerenza.
La coerenza. Un motore potentissimo in grado di nutrire quotidiane lotte intestine.
Non parlo di coerenza di un pensiero con se stesso, che tragicamente può sfociare in un innaturale immobilismo mentale; ma della coerenza delle scelte che continuamente effettuiamo con ciò che intimamente riteniamo corretto. Ed è così che il mio entrofuoribordo da 260hp è diventato un kayak, la mia bistecca un cavolfiore.
Man mano che le mie scelte sono diventate coerenti con il mio sentire ho acquisito più consapevolezza. La consapevolezza mi ha reso determinato.
La determinazione è una condizione necessaria al reclutamento del coraggio utile per sollevarsi e protestare, pretendere il rispetto dei propri diritti essenziali, ma soprattutto pretenderli per il nostro martoriato pianeta.
E così la mia vita và avanti tra battaglie fisiche e legali e piccoli orti in cerca di vecchie sinergie. Le prime in difesa di uccelli che persistono apparentemente ignari della vanità e della pigrizia che ci spingono ad alterare profondamente i loro luoghi sacri. I secondi nella speranza di trovare la possibilità di ristabilire  un rapporto con la terra, non più mediato da etichette e illusioni sostenibili.

Caccia: Il vizio che uccide.

di Pier Mauro Marras

Non succede chissà dove, non sulla luna e non su un pianeta sconosciuto, succede nella nostra tanto amata isola, la Sardegna. Di solito si parla di incidenti, quando per sfogare chissà quale istinto primordiale alcuni uomini, ed a volte anche alcune donne, nell'atroce tentativo di uccidere un povero animale indifeso che arranca minuto dopo minuto per guadagnarsi un po di vita ogni giorno, erroneamente spara al proprio compagno di battuta o qualcuno che malauguratamente quella maledetta domenica ha deciso di andare a raccogliere dei funghi. Chiunque si trovi intorno a questa "pratica sportiva", come viene atrocemente definita come se uccidere fosse uno sport, può andarci di mezzo, e poi pazienza se ci scappa il morto, altri sette giorni ed arriva la domenica successiva per rifarsi. Quegli atroci incidenti capitano solo a chi possiede un'arma e ci va a praticare questo assurdo "sport" per provare a scaricare i nervi, che a quanto pare a volte restano più tesi che mai. L'unica cura per distenderli pare che sia soltanto un semplice movimento del dito indice, che aziona quel meccanismo studiato con assoluta precisione che è fatale a chi si trova dalla parte opposta e ne viene travolto. A volte da un vortice di piombo, a volte da due o tre pallettoni che gli attraversano le carni e le ossa, dilaniando le prime e frantumando le restanti. Tutto questo è legale su chi sfortunatamente si ritrova più di due gambe o le ali al posto delle braccia, perché la razza che crede di essere superiore su questo pianeta ha deciso per loro non lasciandogli scampo, poco importa, se dovesse essere l'ultimo esemplare di una specie, alcuni uomini hanno modi atroci di sfogarsi e guai se non riescono a farlo. Purtroppo la legge gli consente di avere un'arma letale tra le mani e di usarla legalmente un paio di volte la settimana, alimentando la frenesia di poterla utilizzare in qualsiasi momento, perché ovviamente la stessa legge non può avere il controllo assoluto. Ed allora succede quello che è successo in Provincia di Olbia-Tempio per un "litigio di caccia".
Leggete questa storia e dite se noi animalisti ed antispecisti, siamo i soliti esagerati nell'affermare che la caccia sia una incitazione alla morte.

Confessione di Andrea Faedda: «Siamo andati lì per ucciderlo». Questa la versione di Andrea Faedda, un disoccupato di Berchiddeddu che ha confessato ai carabinieri e magistrato di aver raggiunto la campagna di Ovilò, con Antonello Quaglioni, 59 anni entrambi cacciatori. Lì hanno aspettato Domenico Molino e l'hanno ammazzato con due fucilate il 22 dicembre 2011. «Per dissidi di caccia», ha raccontato Faedda. «Io - avrebbe detto - sono rimasto nascosto. Ho sentito il primo colpo, poi, a distanza di qualche secondo, l'altro». Secondo la sua versione, quindi, i colpi sarebbero partiti dal fucile di Quaglioni.

Non resta altro da aggiungere.

20-01-2012

Il mio veganismo.

di E. 

Più o meno sappiamo tutti di cosa si tratta quando sentiamo le parole “vegan” o “veganesimo”.Vuoi perché conosciamo qualcuno che prima di noi ha abbracciato questa filosofia di vita, o vuoi perché ne sentiamo parlare in merito alle scelte di personaggi in vista del mondo della televisione o del cinema. Il vegan, o vegetaliano, è colui che ha deciso di vivere la sua vita liberandosi dell’ombra scura della violenza, della tortura, dello sfruttamento e della morte degli animali per la soddisfazione di ogni suo  pseudo-bisogno. Il vegan non mangia carne, pesce, uova, latte, latticini, miele e nessun altro derivato animale; non indossa seta, lana, pelle, cuoio; non utilizza cosmetici, detergenti e, per quanto possibile, farmaci testati sugli animali secondo la terribile pratica della vivisezione. Sembrerebbe una scelta impossibile da attuare ai giorni nostri. La figura del vegan potrebbe sembrare eccessivamente estremista, soprattutto agli occhi di chi non ha mai neppure sentito parlare di vegetarianesimo. Tale ingiustificata considerazione del veganesimo è dovuta al fatto che molti si limitano a considerare le nostre rinuncie in un contesto completamente distaccato da ciò che ci ha portato a maturarle.Non tutti si avvicinano a questa scelta allo stesso modo. Molti lo fanno per curiosità, molti perché vegan è il proprio cantante/attore preferito, altri per motivi salutistici, altri ancora, come il sottoscritto per motivi etici a cui si legano tante altre argomentazioni. Non ricordo esattamente quando ho deciso di diventare vegan, anche perché sono stato vegetariano per almeno un paio di anni prima di fare il “grande salto”, direi forse 13 anni fa! Sono entrato in contatto con questa filosofia di vita grazie alla musica. Ho sempre frequentato il circuito musicale hardcore, sia come ascoltatore, che come componente di un paio di gruppi. Leggendo i testi delle bands più influenti e a me più care, provenienti per lo più dagli States, vedevo che i  riferimenti al rispetto della vita  sotto ogni suo aspetto, erano sempre molto frequenti. Il concetto che la vita degli animali merita lo stesso rispetto che merita la nostra, non faceva una piega, così ho cominciato ad informarmi e ad approfondire l’argomento. Ad accelerare questo processo, che io considero di assoluto arricchimento, sono intervenute anche importanti amicizie, nate proprio in quegli anni e proprio nell’ambiente harcore isolano.  Amicizie vere, che tuttora esistono più forti che mai. Ci si incontra, si parla, ci si confronta davanti ad una tavola imbandita di tante leccornie che ci divertiamo a cucinare e a condividere.  Alla fine il veganesimo è diventato un solido pilastro su cui si basa la mia vita. Non ho mai avuto una ricaduta, non mi sono mai pentito di aver fatto questo passo. Anzi tutt’altro! Penso di essere cresciuto spiritualmente. Penso di vivere in uno stato che mi avvicina molto al senso puro della vita, ovvero l’armonia con la madre Terra e con tutto ciò che generosamente mi offre, senza per questo approfittarne e derubarla. La crescita interiore a cui ti porta l’essere vegan si sviluppa di pari passo con una maggiore sensibilizzazione ai temi come l’ambientalismo e il rispetto del proprio corpo. Sono convinto, come tanti, che il consumo di carne e derivati, oltre che portare morte e sfruttamento ai nostri fratelli animali, abbia un terribile impatto verso l’ecosistema del pianeta terra, creando disboscamento, inquinamento di terreni e acque, aumento della produzione di gas serra, e anche un grosso impatto sulla nostra salute. E’ risaputo infatti, che il consumo di carne aumenta il rischio di incorrere in malattie di tipo cardiaco e tumorale. Il mondo vegetale insomma ci offre tutto ciò che di cui il nostro organismo ha bisogno sia per nutrirci, sia per vestirci che per curarci. Sono ormai centinaia gli studiosi che affermano tali teorie, e chi non lo fa, sa di essere nel torto, ma non resiste alle lusinghe economiche delle lobby della produzione di cibi carnei e delle grandi case farmaceutiche, che speculano sulla nostra salute guadagnando quando noi stiamo male! Durante la mia evoluzione vegana ho visto molte persone perdersi per strada, molti che sembravano convintissimi della loro scelta hanno tirato i remi in barca, spesso con motivazioni che rasentano il ridicolo. In compenso però ho visto e vedo tutt’ora che molti altri si stanno avvicinando ad abbracciare questa grande sfida in difesa di chi da solo non può difendersi dalla malvagità e dall’egoismo dell’uomo. Queste persone con passione, superando le iniziali difficoltà dovute a ostacoli principalmente culturali (da noi in Sardegna poi, parlare di veganesimo è ancora più difficile, visto il legame della nostra cultura ad attività come la pastorizia), si impegnano per essere il più coerenti possibili con uno stile di vita  rivoluzionario che, partendo dal nostro piccolo universo personale, coinvolge l’intero pianeta. Si, perché proprio di rivoluzione si parla quando decidi di cambiare radicalmente la tua vita.E la rivoluzione parte proprio dal tuo piatto. Quando invece che una bistecca vedrai tutta l’escalation di sofferenza e morte che l’hanno portata fino a te, e deciderai che non vuoi più essere un anello di questa catena, allora sarai pronto a cominciare la tua personale rivoluzione. Più saremo a condividere l’amore e il rispetto per gli animali per il nostro pianeta e per noi stessi, prima avremo i giusti ringraziamenti dai figli dei nostri figli per quanto di importante abbiamo fatto per loro.