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Il mio vivere “uccide”

            “Uccido” quando possiedo un auto, “uccido” quando costruisco una casa e quando uso una caldaia, “uccido” quando accendo la luce, “uccido” quando uso un computer, “uccido” provando a far del bene quando installo un impianto fotovoltaico, “uccido” quando acquisto qualsiasi cosa che non sia indispensabile. A quasi ogni mio gesto corrisponde la fine della vita di qualcuno o l’inizio della sofferenza di qualcun altro, qualcun altro che non deve per forza essere vicino a me, può essere chiunque che nemmeno conosco, basta che sia l’essere vivente che aveva bisogno di quella risorsa di cui io, con il mio modo di vivere, l’ho privato anche involontariamente non credendo nemmeno di dovermi sentire colpevole.

          Sia l’acqua, sia il suolo, sia cielo, siano gli alberi della foresta più antica del pianeta, io o chi per me, li strappiamo ai più deboli che vivono con quel poco, in genere i più facili da “uccidere” e quasi sempre i più innocenti, spesso umani e quasi sempre di tutte le altre specie viventi, quindi non inferiori come molti ci hanno fatto credere e vogliono continuare a farlo, ma sempre singoli individui viventi ed in quanto tali pensanti e senzienti. 

          Credo che per me, in quanto umano, sia una cosa imprescindibile il causare la “morte” di qualcuno o la sua sofferenza: semplicemente vivendo, trovandomi qui nel nostro meraviglioso pianeta Terra. Questo avviene nonostante da anni abbia scelto di non nutrirmi della sofferenza e di corpi straziati di altri esseri viventi, sia che essi vengano uccisi o sia perché vengano sfruttati o per il solo fatto che si tratti di esseri viventi che non possono difendersi da soli: ho detto basta. La decisione più giusta, è forse tra le più importanti, che abbia mai preso durante la mia vita, vita che per le specie diverse dalla mia nella stragrande maggioranza, è quasi sempre un incubo da cui si libereranno soltanto morendo. Muoiono a causa del nostro vivere o peggio per via di metodi atroci e, studiati appositamente per loro da esseri umani come me, fatti passare per legali e privi di ogni sofferenza: ma può esistere una morte delicata? Una morte piacevole? Io credo di no. Chiunque sia vivo cerca di conservare e preservare questa meravigliosa possibilità offertagli dalla natura il più a lungo possibile, ed ha una sola certezza: la morte! Quando la morte arriva non è mai bello per nessuno, peggio ancora se la si vede arrivare: non è bello per chi muore, non lo è per chi resta in vita a soffrire per la sua mancanza; questo non capita solo alla nostra specie. Se ancora non fosse chiaro, spero basti sapere che sia scientifico: è cosi per tutte le specie al mondo e noi non siamo ne migliori, ne superiori a nessuno.

          Anche quest’anno ho la fortuna di festeggiare questo 22 aprile, anzitutto come giorno della Terra, che nonostante i miei sensi di colpa, cerco di rispettare al meglio delle mie possibilità con tutto me stesso; e secondo, cosa per cui mi sento fortunato che ricada nello stesso giorno, il mio compleanno. Ogni anno che passa sono sempre più consapevole di quanto tutto attorno a me stia scomparendo: persone che ho amato e con cui ho condiviso momenti semplici e irripetibili; persone importanti che ho stimato e che magari non ho mai conosciuto; animali che vengono continuamente massacrati per sfamare un trenta per cento della mia specie affamando il restante settanta per cento; altri animali che si estinguono; equilibri già precari che crollano ogni minuto e svaniscono per sempre a causa della prepotenza della mia specie. La mia specie convinta di conoscere tutto, convinta di aver capito come manipolare a proprio piacimento la vita pulsante di questo pianeta: quando forse l’unica soluzione è quella di adattarsi al suo ritmo e non di controllarlo.

          Oggi abbiamo le migliori tecnologie per provare a vivere in armonia su questa Terra, abbiamo i migliori metodi scientifici che ci dimostrano continuamente che pretendiamo troppo, prendiamo troppo, ma anziché ridurre le nostre richieste, chiediamo ancora di più e lentamente e inesorabilmente ci stiamo avvicinando al tracollo. E’ triste dire questo, so di essere noioso, qualcuno penserà pure che porti sfortuna: peggio per chi lo crede e magari se ne accontenta, peggio per chi pensa che il problema siano queste misere parole, peggio per chi si inganna ancora con la “sostenibilità” suggerita da aziende che pensano solo agli utili che ricaveranno dalla loro prossima “manovra commerciale”, che se ne fregano del benessere umano e ignorano totalmente quello animale. Peggio per chi non comincia a ragionare con la propria testa e non vuole aprire gli occhi o magari li tiene ancora socchiusi sperando che qualcuno ci pensi al suo  posto, sperando che il suo turno non arrivi mai e che tutto vada per il meglio.

          Il pianeta Terra è uno solo ed un solo giorno di festa in suo onore non basta, rispettarlo per un solo giorno non cambierà mai nulla se per gli altri trecentosessantaquattro non cerchiamo di cambiare anche noi stessi. Mi spiace per chi crede ancora che il cambiamento di un singolo individuo non serva a niente, questo mi rende davvero triste, perché finché non si prova ad essere quel cambiamento, il cambiamento non potrà mai verificarsi e non potremo mai provare a vederlo e toccarlo con mano. Vivere sostenibilmente, vivere eticamente, vivere causando il meno danno possibile non è più una scelta, anche se con quella dobbiamo fare i conti e da quella “si deve passare”: «è un dovere morale». E’ un dovere verso tutto ciò che ci circonda, verso tutto ciò che pulsa di vita come noi: come il nostro cuore, come questa nostra Terra, è un dovere verso noi stessi, è un dovere verso tutte le specie viventi a cui spettano gli stessi nostri diritti.

          Se il nostro vivere comporta per svariati motivi la morte o la sofferenza di qualcuno, ora più che mai siamo obbligati al cambiamento: smettendo di uccidere per saziare il nostro appetito, smettendo di uccidere per appagare la nostra vanità, provando ad “uccidere” il meno possibile con il nostro stile di vita, per tutto ciò che è futile e per cui esistono alternative, fino a quando di sicuro, perché quel giorno arriverà, riusciremo a non uccidere più nessuno.  

Pier Mauro Marras

22 aprile 2017   

Progetto "Silent Screams"

Stiamo lavorando per mettere in piedi un progetto che riguarda gli abitanti del mare ed il loro habitat. Il nostro intento sarà quello di denunciare, in seguito anche documentare, il degrado in cui versa il mare ed in primo luogo difendere la vita dei suoi abitanti che l’overfisching (pesca intensiva) sta sterminando a migliaia e portando a limite dell’estinzione senza nessun valido controllo.
Il progetto, a cui abbiamo dato il nome di “Silent Screams”, servirà a far sentire appunto quelle “urla silenziose” di sofferenza di pesci e mammiferi che popolano i mari del mondo. Urla che noi umani non possiamo sentire con il nostro udito ma che possiamo vedere e far conoscere ai meno informati.
E’ dimostrato scientificamente che i pesci formano gruppi sociali complessi, strutturati e organizzati, stringono relazioni monogame, hanno memoria a lungo termine, si trasmettono conoscenze e si riconoscono a vicenda ed interpretano suoni emessi fino a venti chilometri di distanza. I pesci sono esseri senzienti e coscienti che come noi provano dolore. Vogliamo denunciare quello che viene spacciato volgarmente come il “futuro del mare” o della pesca, la cosiddetta acquacoltura, che altro non è che uno dei tanti eufemismi per occultare l’allevamento industriale. Infatti come tutti gli allevamenti è causa di atroci sofferenze in cui le vittime sono forzate a vivere in condizioni di intenso affollamento in acque dove il materiale organico rende difficoltosa la respirazione ed è rischio di trasmissione di malattie, il cui controllo richiede l’uso massiccio di prodotti chimici altamente inquinanti e deleteri per l'ambiente e per la salute, in primo luogo dei pesci, ma non meno quella degli operatori del settore ed infine dei consumatori finali. Consumatori che come accade per tutti i cibi che implicano sofferenza, non sono mai abbastanza informati su quello che si nasconde dietro la condanna a morte, di qualsiasi essere vivente utilizzato comunemente e atrocemente come cibo. 
Nel caso degli abitanti del mare, il cammino sarà molto lungo e difficile, ed ovviamente duro come tutti gli altri che si presentano quando si vuole difendere qualsiasi altra specie da quella umana, ma non ci arrenderemo.
Per cominciare, organizzeremo una piccola conferenza di presentazione del progetto in cui verranno messi a nudo alcuni dati sulla pesca intensiva di questi ultimi anni e le specie che sono ormai in forte declino. A seguire proietteremo un documentario e inoltre verrà allestita anche una mostra fotografica con immagini molto esplicite su alcuni metodi di pesca. Naturalmente per raccogliere i primi fondi, che serviranno a sostenere il progetto e le future idee, come nostro solito prepareremo delle pietanze senza l’uso di esseri viventi e loro derivati per promuovere lo stile di vita meno impattante di tutti, ovvero quello vegan.
 

A ogni specie il suo latte

Per conoscere davvero il latte e i latticini e i loro effetti negativi su salute, animali, ambiente.

Una breve animazione che racconta quanto la sperimentazione su animali sia antiscientifica.

Gli animali sono tutti uguali!

Per condividere o scaricare il video: TV Animalista

Un brevissimo spot, solo 15 secondi, che dà un messaggio semplice ed essenziale: gli animali sono tutti uguali, quindi come non mangiamo i nostri cani e gatti, e troviamo orribile l'idea di farlo (tant'è vero che è pure illegale), allo stesso modo non è giusto mangiare nessun altro animale, né imprigionarlo per la produzione di uova e latte e poi farlo finire al macello una volta sfruttato (come accade per le galline ovaiole e le mucche utilizzate per la produzione di latte).

Con una animazione d'impatto e molto dinamica, vengono mostrare le foto di cani e gatti, animali d'affezione, accanto alle foto di pulcini, maiali, vitelli, polli, conigli, animali che anziché essere considerati "da amare" sono considerati "da mangiare", per far vedere come invece non vi sia alcuna differenza, sono tutti esseri senzienti capaci di provare emozioni e sentimenti.
 

Vivisezione. Condannati a vita.

Video che mostra la crudeltà della vivisezione sugli animali e fa capire l’importanza di scegliere prodotti non testati su animali. Quasi tutto è testato su animali, detersivi, shampoo, bagno schiuma, saponi, gel o lacche per capelli, creme viso e corpo, tabacco e sigarette ecc.
La buona notizia è che esistono le alternative, cioè i prodotti non testati, che non contengono derivati animali, basta solo controllare le etichette prima dell’acquisto, dedicarvi un attimo di attenzione. Naturalmente esistono alcune  certificazioni di cui ci si può fidare per essere del tutto tranquilli dei propri acquisti. Non bisogna fidarsi di alcuni prodotti in cui c’è scritto semplicemente “non testato su animali” perché in quel caso quasi sempre significa che solo il prodotto finito non è stato testato, mentre tutti i singoli elementi che lo compongono si.
Inseriamo un link di AgireOra in cui viene spiegato il principio del “Cruelty-free” e le certificazioni di cui ci si può fidare a differenza di alcune molto blande se non addirittura fasulle che non garantiscono affatto la “Cut of date”. http://www.agireora.org/info/news_dett.php?id=1180

Inoltre va detto che la vivisezione oltre che macabra, è praticamente inutile. Gli animali hanno un organismo diverso dagli esseri umani, l’unica cosa che abbiamo in comune con loro è l’empatia, la paura di morire, il dolore e le varie emozioni che essi provano anche in maniera più profonda e sincera di alcuni esseri umani.
Naturalmente non basta essere contro la vivisezione, bisogna evitare di mangiare la carne e qualsiasi derivato animale, come il latte (considerato più nocivo della carne), le uova, il miele e naturalmente evitare di comprare anche abbigliamento e scarpe in pelle o di qualsiasi materiale che abbia causato sofferenza a qualsiasi essere vivente, senza distinzione di specie.
Questo stile di vita non è un sogno e non è impossibile da seguire, come tanti credono, basta solo volerlo e non farete più parte di questo orribile giro di tortura e morte.

Terrestre P.