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Dieta a base vegetale protettiva contro il cancro

30/04/2013

Argomento: Salute/Ecologia della Nutrizione
Notizia da: Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana

Nuovo studio: la dieta vegetariana, in particolare quella vegana, protegge dal cancro.


Le diete vegetariane, in special modo nella variante vegana, risultano essere protettive nei confronti del cancro rispetto alle diete non vegetariane, come evidenziato da un nuovo studio pubblicato dall'AACR (American Association for Cancer Research).

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica "Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention", nel novembre 2012 e si intitola "Vegetarian Diets and the Incidence of Cancer in a Low-risk Population" (Diete vegetariane e incidenza di cancro in una popolazione a basso rischio".

Gli autori evidenziano come il cancro sia la seconda causa principale di morte negli USA e come i fattori dietetici siano responsabili di almeno il 30% di tutti i tumori dei paesi occidentali. Questa percentuale aumenta di molto per specifici tipi di tumori, i più diffusi: il 50% per il tumore a pancreas e mammella e 70-75% per quello alla prostata e al colon-retto.

Questo studio ha cercato di determinare le associazioni tra la dieta e il rischio di sviluppare il cancro. I modelli dietetici esaminati sono: onnivoro, lacto-vegetariano, pesco-vegetariano, vegano, semi-vegetariano. I ricercatori hanno analizzato i 69.120 partecipanti allo studio Adventist health Study-2 e hanno conteggiato sia il numero di casi totali di insorgenza di cancro, sia le varie tipologie di cancro.

In totale, sono stati riscontrati 2.939 casi di cancro. I risultati dell'analisi statistica della correlazione tra dieta e incidenza di cancro sono stati:

- I latto-ovo-vegetariani hanno una probabilità di sviluppare il cancro dell'8% inferiore rispetto agli onnivori, vale a dire che il loro rischio di sviluppare un tumore è mediamente del 92% rispetto agli onnivori; questo per quanto riguarda il numero totale di tumori.

- Quando parliamo di tumori specifici del tratto gastrointestinale, il rischio è ancora minore, il 76% rispetto agli onniovori, mediamente (vale a dire il 24% in meno).

- Con l'alimentazione vegan, 100% vegetale, i risultati sul totale sono ancora migliori: una dieta vegan ha un rischio dell'84% rispetto a quella onnivora, vale a dire un 16% in meno, sul totale del numero di casi di cancro.

- In particolare, per i tumori specifici femminili, il rischio diminuisce al 66% (il 34% in meno rispetto agli onnivori).

Va notato tuttavia che questi risultati sono stati ottenuti studiando una popolazione in cui gli onnivori hanno un consumo di carne decisamente inferiore rispetto alla media dei paesi occidentali (si tratta della popolazione degli Avventisti, il cui stile di vita è mediamente più sano rispetto al resto dei paesi industrializzati), quindi un confronto rispetto a una dieta onnivora coi consumi medi reali sarebbe stato ancora più favorevole all'alimentazione vegetariana, in partcolare vegana, come d'altra parte ammettono gli stessi autori della ricerca, sia nelle conclusioni che nello stesso titolo (parlano infatti di una popolazione "a basso rischio").

Fonte:

Yessenia Tantamango-Bartley, Karen Jaceldo-Siegl, Jing Fan1, Gary Fraser, "Vegetarian Diets and the Incidence of Cancer in a Low-risk Population", Cancer Epidemiol Biomarkers Prev. 2013 Feb;22(2):286-94. doi: 10.1158/1055-9965.EPI-12-1060. Epub 2012 Nov 20.
 

Consumo di uova e aterosclerosi

Il consumo di tuorli d'uovo è dannoso, in rapporto all'aterosclerosi, quasi quanto il fumo.

Una ricerca pubblicata di recente, condotta dal dott. David Spence della Western University, Canada, dimostra che mangiare rossi d'uovo accelera l'aterosclerosi in modo simile al fumare sigarette. Con un'indagine svolta su più di 1200 pazienti, il dott. Spence ha scoperto che il  consumo regolare di tuorli provoca un danno pari a circa due terzi rispetto a quello provocato dal fumo di sigaretta, per quanto riguarda l'accumularsi della placca carotidea, un fattore di rischio per ictus e attacchi cardiaci. La ricerca è stata pubblicata nella rivista "Atherosclerosis", nel volume di ottobre 2012.

L'aterosclerosi è una malattia delle arterie nella quale si formano delle placche a livello dell'intima (la parete più interna); il colesterolo in eccesso costituisce uno dei principali fattori di rischio per questa malattia. La rottura della placca è la causa comune della maggior parte degli infarti cardiaci e di molti ictus.

Lo studio ha preso in esame i dati di 1262 uomini e donne, con un'età media di 61,5 anni, tutti pazienti che frequentavano gli ambulatori di prevenzione vascolare presso l'Ospedale Universitario del London Health Sciences Centre.

La misurazione della placca è stata effettuata con l'Ecodoppler (tecnica che si avvale degli ultrasuoni), e ai pazienti e' stato chiesto di compilare dei questionari sul loro stile di vita e sui medicinali usati, compreso il numero di pacchetti di sigarette totali consumati (numero di pacchetti di sigarette al giorno per il numero di anni) e il numero di tuorli d'uovo consumati alla settimana per il numero di anni di consumo.

I ricercatori hanno trovato che con l' età (dopo i 40 anni) la dimensione della placca aumenta in maniera lineare, ma aumenta in maniera esponenziale in rapporto ai pacchetti di sigarette e ai tuorli consumati. In altre parole, in relazione all'età, sia fumare tabacco sia consumare tuorli d'uovo accelera l'aterosclerosi. Lo studio ha stabilito anche che coloro che mangiavano tre o più tuorli alla settimana avevano sviluppato più placca di coloro che ne mangiavano due o meno alla settimana.

Il mantra 'le uova possono far parte di una dieta sana per persone sane' ha confuso la questione. Da molto tempo è noto che un alto apporto di colesterolo aumenta il rischio di eventi cardiovascolari, e i tuorli d'uovo hanno un contenuto di colesterolo altissimo. Nei diabetici, un uovo al giorno aumenta il rischio coronarico da due a cinque volte" - dichiara il dott. Spence, professore di neurologia alla Western's Schulich School of Medicine & Dentistry e direttore del Centro di ricerca sulla prevenzione dell'ictus e sull'aterosclerosi (SPARC) presso il Robarts Research Institute. "Quello che abbiamo dimostrato e' che con il passare degli anni la placca si accumula gradualmente nelle arterie dei canadesi, e che i tuorli la fanno accumulare più in fretta - circa due terzi rispetto a quanto fa il fumo. Sul lungo termine, i tuorli d'uovo non sono un cibo adatto per la maggior parte dei canadesi".

Il dott. Spence aggiunge che l'effetto del consumo di uova sull'aumento della quantità di placca nelle arterie e' indipendente dal sesso del paziente, tasso di colesterolo, pressione sanguigna, fumo, indice di massa corporea e diabete. E, mentre afferma che devono essere compiute ulteriori ricerche per considerare possibili variabili confondenti come l'esercizio fisico e la circonferenza della vita, sottolinea che il consumo regolare di tuorli d'uovo va evitato dalle persone a rischio di malattia cardiovascolare.

Soluzione alla scarsita' d'acqua: diventare vegetariani

Lo affermano gli esperti in risorse idriche per la Settimana Mondiale dell'Acqua 2012.
Si tiene in questi giorni, dal 26 al 31 agosto, a Stoccolma, la Settimana Mondiale dell'Acqua, promossa dal SIWI - Istituto Internazionale sull'Acqua (Stoccolma).
All'inizio della conferenza e' stato presentato il report del SIWI di quest'anno, "Feeding a thirsty world: Challenges and opportunities for a water and food secure world" (Nutrire un mondo assetato: sfide e opportunita' per ottenere la sicurezza alimentare e idrica). 2500 persone tra politici, rappresentanti dei vari organi delle Nazioni Unite, associazioni non governative e ricercatori di 120 diversi paesi partecipano a questa conferenza per trattare il problema dell'approvigionamento idrico nel mondo.
Un messaggio importante contenuto nel report ed espresso dagli scienziati che l'hanno presentato, ripreso da giornali, agenzia di stampa e media di tutto il mondo, afferma che sara' necessario, nei prossimi 40 anni, passare a un'alimentazione vegetariana o quasi, per evitare una catastrofica scarsita' d'acqua.
Hanno sottolineato che:
- Il 70% dell'acqua nel mondo è usata per l'agricoltura - ma gran parte dell'agricoltura è dedicata alla coltivazione di mangimi per animali, non all'alimentazione umana.
- Una dieta basata sui cibi animali consuma da 5 a 10 volte tanta acqua rispetto a una basata sui vegetali.
- Oggi, in media, il 20% delle proteine è assunto da prodotti animali ed e' necessario diminuire drasticamente questo valore, almeno fino al 5%.
- Per poter nutrire tutti, in una situazione di scarsità d'acqua già oggi drammatica, bisogna spostarsi verso una dieta vegetariana.
Nel report si afferma: "Non ci sara' abbastanza acqua disponibile per produrre cibo per una popolazione di 9 miliardi di persone prevista per il 2050, se si continueranno a seguire gli attuali trend verso una dieta sul genere di quella comunemente adottata nei paesi occidentali".
Gia' nel 2004, il direttore esecutivo dello stesso International Water Institute di Stoccolma, aveva dichiarato: "Gli animali vengono nutriti a cereali, e anche quelli allevati a pascolo richiedono molta più acqua rispetto alla produzione diretta di grano per il consumo umano. Ma nei paesi sviluppati, e in parte in quelli in via di sviluppo, i consumatori richiedono ancora più carne [...]. Ma sarà quasi impossibile nutrire le future generazioni con una dieta sul genere di quella che oggi seguiamo in Europa occidentale e nel Nord America".
Il problema che piu' minaccia le risorse idriche mondiali e' quello del "Food vs feed", vale a dire della "concorrenza" tra cibo vegetale per il consumo umano (food) e mangimi per animali (feed): vengono sottratti terreni fertili per la produzione di mangimi per animali alla produzione di cibo vegetale per gli esseri umani. La meta' dei cereali e il 90% della soia sono usati come mangimi per gli animali, e i 2/3 delle terre fertili e' dedicata all'allevamento di animali.
Questo significa sprecare un'enorme quantita' di risorse, non solo acqua, ma anche energia, sostanze chimiche, suolo, il cibo stesso, perche' gli animali necessitano mediamente di essere nutriti con 15 kg di vegetali (appositamente coltivati) per ogni kg di carne prodotta. Questa trasformazione da cibo vegetale a cibo animale, estremamente inefficiente, e' dunque la causa di enormi impatti sull'ambiente e spreco di risorse.
Il mondo e' sempre piu' popolato e un numero sempre crescente di persone sta passando da una alimentazione tradizionale, basata sul consumo di vegetali, a una alimentazione che finora solo una piccola percentuale di popolazione ha seguito: quella dell'ultimo mezzo secolo, nei paesi industrializzati, basata sul consumo quotidiano di cibi animali, estremamente sbilanciata da un punto di vista nutrizionale, ed estremamente costosa dal punto di vista ambientale.
Finora questo e' stato possibile solo perche' una piccola parte di persone si nutriva in modo cos' squilibrato: ma se tutti ora si spostano verso questa dieta, e il numero di persone nel mondo e' in crescita, e' semplicemente impossibile continuare una produzione cosi' inefficiente. E l'inefficienza e' intrinseca nella trasformazione vegetale-animale, non riguarda i metodi di allevamento o coltivazione (che sono gia' arrivati all'efficienza quasi massima), perche' gli animali, per loro natura, come accade per noi umani, per crescere di un kg hanno bisogno di nutrirsi con una quantita' di vegetali molto piu' alta.
Tutto questo, naturalmente, vale per ogni genere di prodotto animale: che si tratti di carne (pesce incluso), latte e latticini o uova, il problema e' sempre lo stesso, perche' riguarda gli allevamenti, di ogni genere, non ha importanza se prima della macellazione gli animali vengono usati anche per la produzione di latte o di uova.
La soluzione di tornare, come e' sempre stato nelle storia dell'umanita', verso un'alimentazione basata sui vegetali, dunque, e' obbligata, ed e' anche giusta, nel senso piu' completo del termine: e' giusta da un punto di vista sociale, perche' una piccola parte del mondo non puo' sfruttare le risorse del 90% del pianeta; e' giusta da un punto di vista ecologista, perche' non possiamo continuare a distruggere il nostro pianeta in questo modo; e' giusta per la nostra salute, perche' i cibi animali sono quelli che promuovono le malattie degenerative; e' giusta per gli animali, che sono esseri senzienti e non macchine, e che vengono confinati e poi uccisi a miliardi.
Fonti:
John Vidal, Food shortages could force world into vegetarianism, warn scientists, The Guardian, 26 agosto 2012
Report SIWI, Feeding a thirsty world: Challenges and opportunities for a water and food secure world, 2012
 

Il rischio associato agli integratori di ferro

E' importante assumere ferro solo da fonti vegetali.

Il ferro è un'arma a doppio taglio. Se non ne assumiamo abbastanza rischiamo l'anemia, ma se ne assumiamo troppo possiamo aumentare il rischio di cancro, di malattie cardiache e di un certo numero di stati infiammatori. Dato che il corpo umano non ha un meccanismo in grado di eliminare l'eccesso di ferro, occorre preferire il ferro proveniente dai vegetali (ferro non-eme), sul quale il nostro organismo ha un certo controllo.

Di seguito riportiamo un video in cui il dottor Michael Greger spiega in dettaglio questo problema, con la trascrizione in italiano del suo intervento subito sotto.
 

Traduzione in italiano: Il rischio associato agli integratori di ferro


Il ferro è un'arma a doppio taglio. Se non ne assumiamo abbastanza rischiamo l'anemia, ma se ne assumiamo troppo possiamo aumentare il rischio di cancro colorettale, malattie cardiache, infezioni, malattie neurodegenerative e stati infiammatori. Anche altre patologie sono state associate ad un'elevata assunzione di ferro, tra le quali l'Alzheimer, la Malattia di Parkinsons, l'artrite e il diabete.

Dal momento che il nostro organismo non è in grado di eliminare l'eccesso di ferro, abbiamo sviluppato un meccanismo rigido per regolarne l'assimilazione: se le nostre scorte di ferro sono scarse, il nostro intestino ne stimola l'assorbimento, mentre se le nostre riserve sono al loro massimo, il nostro intestino blocca l'assorbimento di ferro per mantenerci ad un livello ottimale.


Questo meccanismo però funziona soltanto con le fonti di ferro primarie della dieta dell'uomo, ovvero il ferro che si trova nei cibi di origine vegetale.

Il nostro apparato digerente invece non ha un meccanismo per regolare il ferro ingerito con il sangue, il ferro eme. Il ferro che si trova nel cibo di origine animale passa direttamente attraverso la barriera intestinale e anche se nel nostro organismo già ne abbiamo più che a sufficienza, non possiamo in alcun modo controllare l'assimilazione di questo tipo di ferro.


Proprio per questo, alcuni studiosi ipotizzano che il sovraccarico di ferro potrebbe essere la ragione che lega il consumo di carne al rischio di tumore al seno. Il ferro è un pro-ossidante e può provocare stress ossidativo e danni al DNA. Nei paesi industrializzati, un'eccessiva assunzione di ferro potrebbe portare con il tempo ad un condizione fisiologica da sovraccarico di ferro nelle donne in menopausa, che non hanno più perdite di sangue mensili.

Il sovraccarico di ferro favorisce la produzione di radicali liberi, l'ossidazione dei grassi, i danni al DNA e potrebbe anche contribuire allo sviluppo del tumore al seno ed alla carcinogenesi, in maniera del tutto indipendente o potenziando gli effetti di altri carcinogeni. Soltanto le persone in cui sia stata diagnosticata un'anemia da carenza di ferro dovrebbero considerare l'assunzione di integratori di ferro ed anche in questi casi ci potrebbero essere dei rischi.


Uno studio recente ha messo in evidenza che nell'organismo delle donne che prendono integratori di ferro si verifica un notevole aumento dello stress ossidativo.

Dunque, prima di assumere un integratore di ferro, il mio consiglio è di parlare con il proprio medico e di cercare di affrontare il problema partendo inizialmente soltanto dalla dieta, mangiando cioè una buona quantità di cibo sano e ricco in ferro, come ceci e semi di zucca, facendo attenzione a consumare nello stesso pasto cibi ricchi in vitamina C, come limone, frutti tropicali, broccoli e peperoni, che migliorano l'assorbimento del ferro di provenienza vegetale, e stando attenti a non bere té e caffé durante i pasti, poiché essi possono mettere a rischio l'assorbimento di ferro.


Dal momento che gli acidi organici come la vitamina C possono favorire l'assorbimento di ferro, la società della Coca Cola ha commissionato uno studio per vedere se bere Coca Cola produce lo stesso risultato... e la risposta è: no.

Traduzione a cura della dr.ssa Roberta Bichi

Fonte: Società Scientifica di Nutrizione Vegetarian - scienzavegetariana.it

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